Esiste un confine fra il bene ed il male

“Non esiste un’agenda per i diritti umani,
i diritti umani sono l’agenda”
prof. Antonio Papisca

Alcuni, sono in tanti, credono che il lavoro politico dei territori medio piccoli come il nostro sia limitato alla buona amministrazione.

Per me è (quasi) il contrario, e gran parte della mia attività di consigliere si concentra da anni sulla convinzione che il lavoro sull’anima della città sia una parte importante del mio ruolo e che essa possa essere alla base di importanti miglioramenti della vita ditutti e di tutte.

Le parole, quando riescono ad essere autorevoli e non solo autocelebrative, quando non parlano della politica solo avendo a riferimento la politica, cambiano il mondo, lo sa bene chi ha a che fare con l’educazione, e lo dovrebbe tenere presente anche chi si occupa di politica, nelle piccole come nelle grandi istituzioni. Le storie non sono mai solo storie, sono uno degli elementi che contribuisce alla narrazione condivisa di ciò che accade e ispirano i cittadini a produrre azioni che generano cambiamenti concreti.

Parlare di diritti umani, scegliendo il modo in cui se ne parla, pur consapevoli di avere poco potere per modificarli nella sostanza, cambia il modo in cui la società pensa ai diritti umani e cioè al cuore delle relazioni tra cittadini e Stato (e quindi Comune). I diritti umani e le discussioni che li riguardano vengono troppo spesso, soprattutto in questo periodo storico così bizzarro, catalogati come questione extrapolitica, sentimentale, quando in realtà sono il cuore, l’essenza stessa, il fondamento della politica contemporanea.

Da quando è stata presentata la mozione che chiedeva la liberazione di PatrickZaky, incarcerato, durante una pausa dallo studio a Bologna, è davvero cambiato il mondo. Giusto per dare un’idea della situazione l’Egitto negli ultimi 2 mesi ha scarcerato 530 detenuti per il rischio epidemia, ma ha confermato le esigenze di reclusione per un ragazzo che pure soffre d’asma ed è prigioniero in una struttura dove sono già stati registrati casi di Covid19.

Patrick come Giulio Regeni è vittima della deformazione di una parte determinante del contratto su cui si fonda il vivere civile dell’umanità dopo gli orrori del passato, l’idea cioè che l’autorità sia organo di protezione e non di sottomissione di atteggiamenti o appartenenze diverse dall’ordinario. Non è un problema solo egiziano, lo dimostrano i disordini diffusi nelle città americane dopo l’uccisione di George Floyd e di Breonna Taylor, lo dimostrò quanto accadde a Genova nel 2001, lo dimostra quello che è accaduto a Stefano Cucchi, e sono solo 3 esempi diversi per periodo storico o posizione geografica.

Ha in comune addirittura la stessa struttura carceraria con il 22enne Shady Habash, morto d’intossicazione dopo che per tutta la notte i suoi compagni avevano gridato per chiedere l’aiuto di un medico, incarcerato per aver diretto un video satirico contro il regime. Nella sua ultima lettera aveva scritto a casa: “Sostengono che la prigione non possa ucciderti, ma la solitudine può.”

É stato argomento della minoranza in Consiglio Comunale soprattutto lo stupore di fronte ad una mozione che evidentemente si pone obiettivi ben più grandi di quanto possa pensare di assolvere con il suo lavoro volontario un qualsiasi politico locale.

La risposta ai loro perchè è che non c’è un solo perchè.

Parlare di Patrick servirà, speriamo, a tenere alta l’attenzione delle istituzioni internazionali sull’ingiustizia che sta subendo, e quindi speriamo servirà a liberarlo. Esiste una differenza tra il bene ed il male e anche un solo segnale di resa su questo fronte rischia di far saltare in aria tutto quel poco e di importante che sino ad oggi si è conquistato, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi.

Ma si lavora sui diritti di persone come Patrick perchè non si può non farlo, perchè ci sono persone che hanno bisogno e se ci sono persone che hanno bisogno non si è lottato ancora abbastanza.

Tutti ricorderanno che il 25 aprile dell’anno scorso in Municipio abbiamo svelato una targa per tutti i partigiani fidentini, tutti. Altri ricorderanno che gran parte della parte finale della Marcia di Libera è occupata dalla lettura di tutti i nomi di tutte le vittime della violenza mafiosa, tutte.
Ecco, dovremmo fare lo stesso per gli oppressi, magari in dicembre, ricordarli, cioè riportarli vicino al cuore.

Parlare di Patrick serve anche a Fidenza, a cambiare il modo in cui i cittadini di Fidenza pensano ai diritti e ai doveri di tutti, che abbiano origini extracomunitarie o che siano fidentini da generazioni, borgsani del sasso.

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

1 commento su “Esiste un confine fra il bene ed il male”

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