La pericolosa normalizzazione del fascismo


Nel bar sottocasa dove a volte bevo il caffè ci sono dei manifesti con una frase, che avrebbe potuto scrivere mia nonna, ma la firma di Benito Mussolini. Non è un caso, è un pericolo.

La settimana che va dal 25 aprile al 1 maggio per me è la più bella dell’anno, l’ho già scritto e non una volta sola, anzi spesso.

Ne scrivo ancora per affrontare un aspetto che mi sembra stia diventando un’emergenza e perché credo di poter scrivere che questa cosa abbia cominciato ad […] Continua a leggere “La pericolosa normalizzazione del fascismo”

Cambiare il mondo coi soldi

“Unless someone like you cares a whole awful lot, nothing is going to get better.
It’s not” (Lorax)

Sostiene Viktor Šklovskij – sosteneva, in realtà, avendolo scritto ad inizio ‘900, ma volevo essere all’altezza di Pereira nell’attacco – che “se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono andrebbe tutto molto meglio”.

Io più mi allontano dall’età del Clan e più mi rendo conto che questa cosa di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato” probabilmente non sfocerà in una rivoluzione plateale. Questo nonostante per un sacco di anni io ci abbia creduto davvero, all’imminenza della rivoluzione. Con un entusiasmo certo altalenante, ma diciamo che ad ogni ritorno dai campi il mondo dei vp mi è sempre sembrato più morto che vivo. Continua a leggere “Cambiare il mondo coi soldi”

Il dramma di Andra e Tati, e quello dei bimbi di oggi

Il contributo al Consiglio Comunale solenne per celebrare il “Giorno della memoria”

Mi ha fregato la coincidenza.

Ieri sera, signora Presidente, ho finito di leggere una favola, “La stella di Andra e Tati” (pubblicato della De Agostini), per capire se valeva la pena condividerlo coi miei. E no, non lo farò.

Perchè Andra e Tatiana Bucci avevano 4 e 6 anni quando vennero deportate, grossomodo come i miei, e immagino che anche loro, come i miei avranno fatto in continuazione mille domande per capire quello che per loro non era intuitivo. E io so già che se glielo leggessi questo accadrebbe e io non le avrei, quelle mille risposte. Risposte comprensibili ad un bambino, intendo. 

Ma è un esercizio utile, quello di adottare il punto di vista di un bambino, anche per chi non li ha perchè è un periodo questo nel quale sembra che siano sono scomparsi dall’orizzonte delle riflessioni pubbliche. Continua a leggere “Il dramma di Andra e Tati, e quello dei bimbi di oggi”

“Vieni e discutiamone; mettiamoci a sognare”

Questo articolo è stato scritto per il Circolo Il Borgo di Parma

Parlare di banche a Parma è difficile almeno tanto quanto parlare di calcio.

Parlarne poi da non residente rappresenta una specie di lesa maestà cittadina. Se anzichè oltre il Taro abitassi oltre l’Enza l’articolo potrebbe finire qui, immagino.

Da parmense mi è sempre sembrato evidente come fossero argomenti, quelli del calcio, delle banche e forse anche dei giornali, per i quali nei parmigiani si manifestava una specie di sovranismo implicito e inconscio, argomenti capaci di generare convinzioni così granitiche da riuscire a plasmare un habitus. Continua a leggere ““Vieni e discutiamone; mettiamoci a sognare””

Del nostro femminismo, un po’ opportunista

In Comune abbiamo celebrato, come ogni anno da quando in assessorato c’è Alessia Frangipane, la Giornata internazionale dell’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne e il titolo non è messo lì a caso: c’è una volontà d’azione in quel titolo, che la stragrande maggioranza dei media salta a pié pari.

Ma “Giornata contro la violenza alle donne” non è la stessa cosa, non ha la stessa potenza. Per eliminare la violenza la devi conoscere, per essere contro la violenza ti basta l’intenzione, l’emozione del momento. Continua a leggere “Del nostro femminismo, un po’ opportunista”

Esiste un confine fra il bene ed il male

“Non esiste un’agenda per i diritti umani,
i diritti umani sono l’agenda”
prof. Antonio Papisca

Alcuni, sono in tanti, credono che il lavoro politico dei territori medio piccoli come il nostro sia limitato alla buona amministrazione.

Per me è (quasi) il contrario, e gran parte della mia attività di consigliere si concentra da anni sulla convinzione che il lavoro sull’anima della città sia una parte importante del mio ruolo e che essa possa essere alla base di importanti miglioramenti della vita di Continua a leggere “Esiste un confine fra il bene ed il male”

Abbiamo aiutato gli altri

La prima fase della pandemia lo ha ri-manifestato ma c’è un filo che ci collega gli uni agli altri, lo aveva presente Renzo Piano quando richiamava l’esigenza di rammendare la società. Io me ne occupo sul lato economico, per lavoro e passione.

Il nostro tessuto comunitario, sempre più privo di slancio, come fosse vecchio senza averne la saggezza, era in crisi già da tempo, strattonato da una classe dirigente pubblica e privata in larga parte inutilmente rumorosa, una cultura media sempre a cavallo tra cinismo e familismo ed un’informazione fatta di slogan troppo spesso copia incollati.

Negli anni erano diventati invisibili, forse si erano proprio nascosti,  gli uomini e le donne fragili e quelli che lo sono solo in potenza, come gli anziani soli, i malati, le famiglie in difficoltà economica o non ancora integrate nei nostri costumi e nelle nostre abitudini. 

La pandemia (e le misure di restrizione che hanno provato a contenerla) han sottoposto le vite di tutti a una compressione insopportabile e oggi sono in molti ad essere oltre la soglia di attenzione. Cambiando anche la narrazione del nostro esser società in modi che stupiscono.
Avete notato come oggi parlare di sicurezza significa quasi esclusivamente parlare di sicurezza sanitaria? Fino a prima della pandemia la sicurezza era quella che serviva per contrastare le migrazioni, la criminalità metropolitana, i senzatetto.

Aiutano gli altri ha provato a ricollegare i fili del nostro tessuto comunitario partendo da una situazione che richiamava all’emergenza, ma senza limitarsi a gestirla come invece sanno già fare benissimo le organizzazioni di protezione civile. Se il solo bisogno fosse stato quello di portare la spesa a casa delle persone non ci sarebbe stato bisogno del progetto Aiutano gli altri.

Faccio 2 considerazioni che sono state per me e per noi due rivelazioni:

1) la prima l’ho già introdotta, Aiutano gli altri ha fatto scoprire a molte persone che anche in Comuni come Fidenza (di cui è fatta l’Italia, un Paese dove le metropoli sono pochissime) ci sono persone che non si conoscono anche all’interno del proprio condominio. L’esempio è reale.
Vaclav Havel parla di “Arte dell’impossibile” quando descrive i tentativi di ricomporre le spaccature di una società profondamente divisa. Noi siamo una società profondamente divisa.

2) la seconda è che abbiamo dimostrato a tante persone che non è vero che la libertà è necessariamente individualista e che si può essere liberi proprio aiutando gli altri. Abbiamo ricevuto, con poche e limitate richieste, moltissime disponibilità persone che erano completamente al di fuori di qualsiasi percorso movimentista o strutturato da una linea di pensiero. Persone a cui probabilmente nessuno ha mai chiesto di fare quello che hanno scoperto di saper fare. Persone che andrebbero coltivate proprio per riconnettere le terminazioni nervose della nostra società stremata, nel dopo pandemia.

Probabilmente oggi un progetto come aiutano gli altri farebbe più fatica a ritrovare lo stesso slancio perché la prima quarantena è stata davvero vissuta come un’interruzione, come quando improvvisamente, di notte, in una città di pianura nevicano 50cm di neve, mentre la seconda è stata approcciata in modo diverso soprattutto perché in estate lo slancio della prima non è stato incanalato verso una volontà ricostitutiva.

Oggi la situazione è decisamente più straniante perchè siamo di fronte a decessi che non si raggiungerebbero nemmeno in seguito a una (o più) catastrofi naturali, l’atmosfera surreale rimane caratterizzata soprattutto dalla naturalezza con cui si passa dal “uno dei miei potrebbe morire domani” al “chissà quando riaprono i pub”.

L’assenza può creare assuefazione: la “ricostruzione” della vita sociale e culturale non sarà cosa semplice, e passerà soprattutto da noi.1

Fabbricare l’odio

“Per combattere il razzismo bisogna combattere le diseguaglianze. Se gli stati si occupano solo di frontiere è inevitabile che la politica diventi sempre più identitaria, e quindi violenta.” (T. Piketty)

La cittadinanza onoraria alla senatrice Segre è un chiaro segnale della preoccupazione di questa Amministrazione per il crescente sentimento antisemita, un evidenza innegabile che abbiamo provato ad aggredire in più occasioni, con atti e pronunciamenti inequivocabili, anche affidandosi ad altri riconoscimenti onorari, come quello a Piero Terracina.

Lo ha ben detto Omar nel suo intervento in Aula, che Liliana Segre è vittima di un clima che non è certo nato il mese scorso e se non suonasse presuntuoso si potrebbe quasi dire che Continua a leggere “Fabbricare l’odio”

La politica tra processo e prodotto

Nel 2005 la Nestlè se ne uscì con una caffè certificato Fairtrade, il marchio del commercio equo. La stessa Nestlè sotto boicottaggio tipo da 30 anni colpevole di promuovere aggressivamente il suo latte in polvere specialmente nei paesi poveri, dove le campagne a favore del late materno dell’Oms arrivano più a fatica.

Mi ricordo la furibonda reazione di Poletti, allora presidente di Fairtrade Italia […] Continua a leggere “La politica tra processo e prodotto”

Umani senza confini

Intervista ad una pattuglia di rover e scolte che in un settembre bolognese  ha dimostrato che il futuro è pieno zeppo di speranza, e presto lo andrà a dire alle Comunità capi.

Dice Michela Murgia nel suo ultimo libro che per cambiare il mondo (che sarebbe il fine ultimo dello scoutismo, sintetizzando) servono rivoluzioni plurali dal basso, rivoluzioni che tutti possiamo fare, tutti i giorni. Dice che salveranno il mondo perché contribuiranno ad un nuovo racconto plurale della realtà, capace di abitare le frontiere. Continua a leggere “Umani senza confini”