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Il dramma di Andra e Tati, e quello dei bimbi di oggi

Il contributo al Consiglio Comunale solenne per celebrare il “Giorno della memoria”

Mi ha fregato la coincidenza.

Ieri sera, signora Presidente, ho finito di leggere una favola, “La stella di Andra e Tati” (pubblicato della De Agostini), per capire se valeva la pena condividerlo coi miei. E no, non lo farò.

Perchè Andra e Tatiana Bucci avevano 4 e 6 anni quando vennero deportate, grossomodo come i miei, e immagino che anche loro, come i miei avranno fatto in continuazione mille domande per capire quello che per loro non era intuitivo. E io so già che se glielo leggessi questo accadrebbe e io non le avrei, quelle mille risposte. Risposte comprensibili ad un bambino, intendo. 

Ma è un esercizio utile, quello di adottare il punto di vista di un bambino, anche per chi non li ha perchè è un periodo questo nel quale sembra che siano sono scomparsi dall’orizzonte delle riflessioni pubbliche. Continua a leggere “Il dramma di Andra e Tati, e quello dei bimbi di oggi”

“Vieni e discutiamone; mettiamoci a sognare”

Questo articolo è stato scritto per il Circolo Il Borgo di Parma

Parlare di banche a Parma è difficile almeno tanto quanto parlare di calcio.

Parlarne poi da non residente rappresenta una specie di lesa maestà cittadina. Se anzichè oltre il Taro abitassi oltre l’Enza l’articolo potrebbe finire qui, immagino.

Da parmense mi è sempre sembrato evidente come fossero argomenti, quelli del calcio, delle banche e forse anche dei giornali, per i quali nei parmigiani si manifestava una specie di sovranismo implicito e inconscio, argomenti capaci di generare convinzioni così granitiche da riuscire a plasmare un habitus. Continua a leggere ““Vieni e discutiamone; mettiamoci a sognare””

Del nostro femminismo, un po’ opportunista

In Comune abbiamo celebrato, come ogni anno da quando in assessorato c’è Alessia Frangipane, la Giornata internazionale dell’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne e il titolo non è messo lì a caso: c’è una volontà d’azione in quel titolo, che la stragrande maggioranza dei media salta a pié pari.

Ma “Giornata contro la violenza alle donne” non è la stessa cosa, non ha la stessa potenza. Per eliminare la violenza la devi conoscere, per essere contro la violenza ti basta l’intenzione, l’emozione del momento. Continua a leggere “Del nostro femminismo, un po’ opportunista”

Esiste un confine fra il bene ed il male

“Non esiste un’agenda per i diritti umani,
i diritti umani sono l’agenda”
prof. Antonio Papisca

Alcuni, sono in tanti, credono che il lavoro politico dei territori medio piccoli come il nostro sia limitato alla buona amministrazione.

Per me è (quasi) il contrario, e gran parte della mia attività di consigliere si concentra da anni sulla convinzione che il lavoro sull’anima della città sia una parte importante del mio ruolo e che essa possa essere alla base di importanti miglioramenti della vita di Continua a leggere “Esiste un confine fra il bene ed il male”

Abbiamo aiutato gli altri

La prima fase della pandemia lo ha ri-manifestato ma c’è un filo che ci collega gli uni agli altri, lo aveva presente Renzo Piano quando richiamava l’esigenza di rammendare la società. Io me ne occupo sul lato economico, per lavoro e passione.

Il nostro tessuto comunitario, sempre più privo di slancio, come fosse vecchio senza averne la saggezza, era in crisi già da tempo, strattonato da una classe dirigente pubblica e privata in larga parte inutilmente rumorosa, una cultura media sempre a cavallo tra cinismo e familismo ed un’informazione fatta di slogan troppo spesso copia incollati.

Negli anni erano diventati invisibili, forse si erano proprio nascosti,  gli uomini e le donne fragili e quelli che lo sono solo in potenza, come gli anziani soli, i malati, le famiglie in difficoltà economica o non ancora integrate nei nostri costumi e nelle nostre abitudini. 

La pandemia (e le misure di restrizione che hanno provato a contenerla) han sottoposto le vite di tutti a una compressione insopportabile e oggi sono in molti ad essere oltre la soglia di attenzione. Cambiando anche la narrazione del nostro esser società in modi che stupiscono.
Avete notato come oggi parlare di sicurezza significa quasi esclusivamente parlare di sicurezza sanitaria? Fino a prima della pandemia la sicurezza era quella che serviva per contrastare le migrazioni, la criminalità metropolitana, i senzatetto.

Aiutano gli altri ha provato a ricollegare i fili del nostro tessuto comunitario partendo da una situazione che richiamava all’emergenza, ma senza limitarsi a gestirla come invece sanno già fare benissimo le organizzazioni di protezione civile. Se il solo bisogno fosse stato quello di portare la spesa a casa delle persone non ci sarebbe stato bisogno del progetto Aiutano gli altri.

Faccio 2 considerazioni che sono state per me e per noi due rivelazioni:

1) la prima l’ho già introdotta, Aiutano gli altri ha fatto scoprire a molte persone che anche in Comuni come Fidenza (di cui è fatta l’Italia, un Paese dove le metropoli sono pochissime) ci sono persone che non si conoscono anche all’interno del proprio condominio. L’esempio è reale.
Vaclav Havel parla di “Arte dell’impossibile” quando descrive i tentativi di ricomporre le spaccature di una società profondamente divisa. Noi siamo una società profondamente divisa.

2) la seconda è che abbiamo dimostrato a tante persone che non è vero che la libertà è necessariamente individualista e che si può essere liberi proprio aiutando gli altri. Abbiamo ricevuto, con poche e limitate richieste, moltissime disponibilità persone che erano completamente al di fuori di qualsiasi percorso movimentista o strutturato da una linea di pensiero. Persone a cui probabilmente nessuno ha mai chiesto di fare quello che hanno scoperto di saper fare. Persone che andrebbero coltivate proprio per riconnettere le terminazioni nervose della nostra società stremata, nel dopo pandemia.

Probabilmente oggi un progetto come aiutano gli altri farebbe più fatica a ritrovare lo stesso slancio perché la prima quarantena è stata davvero vissuta come un’interruzione, come quando improvvisamente, di notte, in una città di pianura nevicano 50cm di neve, mentre la seconda è stata approcciata in modo diverso soprattutto perché in estate lo slancio della prima non è stato incanalato verso una volontà ricostitutiva.

Oggi la situazione è decisamente più straniante perchè siamo di fronte a decessi che non si raggiungerebbero nemmeno in seguito a una (o più) catastrofi naturali, l’atmosfera surreale rimane caratterizzata soprattutto dalla naturalezza con cui si passa dal “uno dei miei potrebbe morire domani” al “chissà quando riaprono i pub”.

L’assenza può creare assuefazione: la “ricostruzione” della vita sociale e culturale non sarà cosa semplice, e passerà soprattutto da noi.1

Fabbricare l’odio

“Per combattere il razzismo bisogna combattere le diseguaglianze. Se gli stati si occupano solo di frontiere è inevitabile che la politica diventi sempre più identitaria, e quindi violenta.” (T. Piketty)

La cittadinanza onoraria alla senatrice Segre è un chiaro segnale della preoccupazione di questa Amministrazione per il crescente sentimento antisemita, un evidenza innegabile che abbiamo provato ad aggredire in più occasioni, con atti e pronunciamenti inequivocabili, anche affidandosi ad altri riconoscimenti onorari, come quello a Piero Terracina.

Lo ha ben detto Omar nel suo intervento in Aula, che Liliana Segre è vittima di un clima che non è certo nato il mese scorso e se non suonasse presuntuoso si potrebbe quasi dire che Continua a leggere “Fabbricare l’odio”

La politica tra processo e prodotto

Nel 2005 la Nestlè se ne uscì con una caffè certificato Fairtrade, il marchio del commercio equo. La stessa Nestlè sotto boicottaggio tipo da 30 anni colpevole di promuovere aggressivamente il suo latte in polvere specialmente nei paesi poveri, dove le campagne a favore del late materno dell’Oms arrivano più a fatica.

Mi ricordo la furibonda reazione di Poletti, allora presidente di Fairtrade Italia […] Continua a leggere “La politica tra processo e prodotto”

Umani senza confini

Intervista ad una pattuglia di rover e scolte che in un settembre bolognese  ha dimostrato che il futuro è pieno zeppo di speranza, e presto lo andrà a dire alle Comunità capi.

Dice Michela Murgia nel suo ultimo libro che per cambiare il mondo (che sarebbe il fine ultimo dello scoutismo, sintetizzando) servono rivoluzioni plurali dal basso, rivoluzioni che tutti possiamo fare, tutti i giorni. Dice che salveranno il mondo perché contribuiranno ad un nuovo racconto plurale della realtà, capace di abitare le frontiere. Continua a leggere “Umani senza confini”

Fidenza è in emergenza climatica, ma è solo l’inizio

Nel Consiglio Comunale del 16 settembre è stata votata all’unanimità l’Ordine del Giorno sulla “Dichiarazione emergenza climatica” depositato in estate.

Un Ordine del Giorno assolutamente inutile, di quelli che sarebbero piaciuti ad alcuni consiglieri di minoranza della passata legislatura, che quando approvammo una mozione che chiedeva al sindaco di partecipare – non credo l’abbia fatto, ma a questo punto è uguale – al movimento di pressione sul presidente Trump perchè cambiasse idea sull’adesione del suo paese agli Accordi di Parigi, se la giocarono sui social dicendo che effettivamente avevano letto lanci di agenzia su un Trump terrorizzato dalle nostre prese di posizione. Forse se lo ricordano. Continua a leggere “Fidenza è in emergenza climatica, ma è solo l’inizio”

I social network senza metriche

Ho letto un documento molto interessante nelle scorse settimane. Lo trovate cliccando qui, non lo commento se non annotandone i risultati principali, che servono soprattutto per spiegare perchè preferisco di gran lunga questo strumento (e le sue relative newsletter) ai social network. Che infatti aggiorno pochissimo e senza sapienza alcuna.

C’è tutto un delirante groviglio di tossine dietro la corsa alla desiderabilità sociale e le metriche la incoraggiano come l’ossigeno il fuoco. Anche nel dibattito locale è tutta una confusione di pagine anonime, oggetto di boicottaggi inutili e furiosi, amministratori onnipresenti che arrivano quasi a sostituire il ricevimento pubblico con la chat, mescolanze tra privato e pubblico che nascondono, volutamente, i rispettivi limiti del rilievo pubblico.Tutto questo  porta Continua a leggere “I social network senza metriche”