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Il fine che cambia i mezzi

C’è stato un tempo, fino a poco tempo fa, in cui gli orari dei corrieri erano ipotizzabili. Io abito in centro, praticamente in piazza, e da me i corrieri arrivavano tra le 9 e le 10, che è l’ora in cui scadono i permessi della Ztl. Dai miei, nella primissima fascia periferica, tra le 12 e le 14. E così, se mi capitava di comperare qualcosa online, sceglievo la destinazione in base all’orario della reperibilità.

Questo fino a prima della pandemia. Poi è sballato tutto. Continua a leggere “Il fine che cambia i mezzi”

La violenza delle mappe

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi, di quelli che scrivono
che danno degli ordini e che fanno la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti ... [I nomi delle strade]

A Bologna, dentro il Cimitero della Certosa, a poche centinaia di metri dall’ospedale  Maggiore e dallo stadio c’è un monumento dedicato ai martiri della rivoluzione fascista, che non sono i martiri della persecuzione fascista, ma proprio i caduti del periodo in cui il partito di Mussolini guidò il processo il regime liberale italiano verso la dittatura. Continua a leggere “La violenza delle mappe”

Il lavoro nobilita(va) l’uomo

La legge di riforma del Ministro Treu è del 1997, ma nel mondo del lavoro se ne parlava almeno dal 1995 e forse scrivendo che il lavoro nobilita l’uomo si potrebbe aggiungere, perlomeno fino a metà degli anni ‘90.

È probabilmente stato in quel periodo che percorso professionale e percorso umano hanno cominciato a distinguersi e se oggi si chiede ad un ventenne cosa pensa di questa dinamica avrà la reazione di quei pesci che non sapevano cosa fosse l’acqua.

Alla classe media (arricchita) del tempo il lavoro aveva dato benessere e un ruolo sociale, soddisfazioni personali, reti di colleghi che nel dopolavoro erano amici, aveva permesso di pagare gli studi dei figli e il loro divertimento. Era appagante ed era caratterizzante.
Tanto appagante e caratterizzante che la cultura pop inventò la figura dello yuppie e la psicologia scoprì il problema del workaholism. Continua a leggere “Il lavoro nobilita(va) l’uomo”

Il gran mercato delle cause umanitarie à la carte

C’è fermento negli uffici marketing delle multinazionali.
Fuori dagli open space del centro c’è una guerra farlocca perché quella vera in Ucraina chiama al posizionamento e c’è il grosso rischio di non apparire dalla parte giusta della barricata.

É un attimo, e lo sa chiunque cerchi di avere uno sguardo pacifista, o in ogni caso non polarizzato, su quello che sta accadendo sul confine russo: in poco meno di un secondo rischi di essere messo tra i figli di Putin e per la brand awareness questo è chiaramente un grosso guaio. Per questo è indispensabile avere persone che in pronta reazione si adoperino per scrivere un comunicato stampa, o un post sui social.  Continua a leggere “Il gran mercato delle cause umanitarie à la carte”

Il mio amico Gianni

Giulio Tagliavini, Gianni Caligaris, Mario Baratta e Marco PiccoloHo conosciuto Gianni Caligaris nel Novembre del ’98, su un treno per Firenze, un vecchio Intercity di quelli con gli scompartimenti. Siamo stati pigiati davanti alla porta per tutto il viaggio e, anche se avrebbe forse fatto altro, è stato costretto a rispondere alle asfissianti domande di un 24enne privo di qualsiasi esperienza politica e pieno solo dei suoi assoluti.
Parma Firenze è un lungo viaggio, si possono fare tante domande. Continua a leggere “Il mio amico Gianni”

É nato il Parco don Camillo Mellini

Ieri sera a Fidenza è nato un Parco.
Si chiama Parco don Camillo Mellini e fino a ieri l’abbiamo chiamato Rabaiotti perchè era il nome del vecchio proprietario del podere.
Anche Google lo chiama così.
É uno dei principali di Fidenza e sta nel bel mezzo di un quartiere che don Camillo ha letteralmente inventato, perchè prima di lui era solo un gruppo di case di periferia che qualcuno chiamava Corea perchè

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La pace è politica

"La guerra è merda, sangue, morte e dolore" (G. Sicuro)

Le armi fanno politica.

Accade all’interno di quei Paesi dove uccidono le persone nelle scuole o nei supermercati, sia all’esterno, tra Paesi che continuano a pensare che la guerra sia solo la prosecuzione della politica con altri mezzi, nel 2022. 

Le armi fanno politica perché la fanno facile, e l’umanità da sempre odia la fatica. Ogni giorno migliaia di persone sono uccise o  Continua a leggere “La pace è politica”

In lode dei mai contenti

«I campioni li riconosci da come ti ringraziano per le critiche.
Di fronte alle critiche si hanno infatti due possibilità:
ci si può irritare e poi detestare chi le muove
oppure le si può studiare per provare a migliorarsi,
e non solo per accontentare chi ci ha criticato, ma per tutti».

(N. Alessandri, Technogym)

Forse non tutti sanno che cosa sia il negativity bias.

Magari invece si, ma io l’ho scoperto solo quando ho dovuto coordinare una conferenza di Telmo Pievani, che è un filosofo evoluzionista capace come pochi altri di spiegare le cose per farle capire a chi le ascolta, e non invece per fare il figo.
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La storia lesa

“Ricordiamoci sempre che per fortuna noi la guerra l’abbiamo persa”
Predappio. Gadget fascisti

Se la storia fosse maestra di vita dovrebbe almeno far suonare degli allarmi nella testa delle persone che la conoscono.

In realtà non lo è affatto e ricordo dai tempi dell’Università che già Marc Bloch aveva un po’ demitizzato questa cosa che la storia sia lì per darci lezioni perché non è quasi mai stato vero che uguali fattori ricombinati abbiano generato uguali conseguenze. Bloch diceva che nel cercare nel passato i modelli del presente si commetteva un delitto di lesa storia.

Capita così in questo periodo così pazzesco ed inedito che si continuino a commettere errori grossolani ed evidenti con il solo scopo di consolidare alcune zone di comfort, alcune identità traballanti.

É capitato anche a Fidenza […] Continua a leggere “La storia lesa”

Diamo cittadinanza all’attivismo

"Nulla è definitivamente utile, nulla è inutile" (R. Noury)

Alcune vite, alcune donne, alcuni uomini hanno lottato così tanto per i diritti umani e per l’ambiente che le loro gesta risvegliano la nostra voglia di lottare per la giustizia.

Sono quasi degli eroi, fino a pochi anni fa i loro nomi erano dappertutto, i cantanti dedicavano loro i migliori album delle loro carriere, e spesso veri e propri inni musicali. Ognuno ha i suoi: Chico Mendes, Nelson Mandela, Peppino Impastato, Ken Saro-Wiwa, Marielle Franco, padre Ezechiele Ramin, Aung San Suu Kyi.

E poi ci sono le persone normali, quelle che non scelgono deliberatamente di esporsi ad esempio, ma che seguono il loro percorso e si trovano senza volerlo al centro della scena. Senza volerlo, perchè da quella scena ricavano solo rogne. A volte ne ricavano la morte e quindi non sapremo mai se avrebbero apprezzato o vissuto con ritrosia il loro eroismo. Continua a leggere “Diamo cittadinanza all’attivismo”