Il fine che cambia i mezzi

C’è stato un tempo, fino a poco tempo fa, in cui gli orari dei corrieri erano ipotizzabili. Io abito in centro, praticamente in piazza, e da me i corrieri arrivavano tra le 9 e le 10, che è l’ora in cui scadono i permessi della Ztl. Dai miei, nella primissima fascia periferica, tra le 12 e le 14. E così, se mi capitava di comperare qualcosa online, sceglievo la destinazione in base all’orario della reperibilità.

Questo fino a prima della pandemia. Poi è sballato tutto.
Adesso i corrieri arrivano praticamente a qualsiasi ora, non fanno firmare niente, ma gettano il pacco dentro all’ingresso o lo appoggiano vicino al cancello, e avendo parcellizzato la distribuzione fino ai minimi possibili, non hanno più alcun limite d’orario.
All’ingresso del mio palazzo stazionano quotidianamente dai 2 ai 5 pacchi. Che spesso sono di almeno 2 diversi e-commerce.

In uno scenario drammatico come quello dell’inquinamento dell’aria nel bacino Padano e con una sentenza della Corte di Giustizia UE per violazione della Direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria ambiente, gran parte degli studi di settore certificano che i trasporti commerciali saranno la più grande fonte di nuove emissioni di gas serra nei decenni fino al 2050.

Quando scrivo di uno scenario drammatico mi riferisco al fatto che le Università di Harvard, Birmingham, Leicester e del College di Londra han concluso uno studio secondo il quale ben un decesso su cinque a livello globale potrebbe essere attribuito all’inquinamento atmosferico legato ai combustibili fossili. Stiamo parlando di quasi 8,7 milioni di persone nel 2018.

Secondo il World Economic Forum (WEF), i veicoli di consegna (i cosiddetti corrieri) nelle 100 città più grandi del mondo hanno contribuito con 19 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nel 2019. Anche a Fidenza.
Il numero di veicoli di consegna dovrebbe poi aumentare del 36 per cento nel 2030 e il persistere dell’effetto “Amazon” (la spedizione e la restituzione devono essere velocissime e gratuite, anche nella riconsegna) continuerà ad avere impatti negativi soprattutto nelle città, nel cosiddetto “ultimo miglio”

L’ultimo miglio, l’ultimo tratto del trasporto da un hub di distribuzione, come un centro di distribuzione o un centro di smistamento, fino a casa, è quello in cui si concentrano il problema dei gas serra e quello della congestione del traffico e quello dei parcheggi.

È chiaro che l’attuale modello di crescita nella distribuzione, produzione e consumo globale non è semplicemente allineato con gli obiettivi climatici e se le città devono raggiungere  loro obiettivi di decarbonizzazione, è essenziale ridurre le emissioni del settore della consegna dei pacchi, anche perchè il traffico privato non aiuterà e le misure organizzate dalla politica hanno dimostrato la loro scarsissima efficacia.

Le città però possono fare tanto, possono introdurre regolamenti locali,  implementare nuove tecnologie, facilitare soluzioni più sostenibili e impegnarsi con gli attori chiave (come membri della comunità e le aziende).  Ho chiesto che vanga fatto anche a Fidenza, con un nuovo Regolamento per il trasporto delle merci.

La mozione è stata approvata, vediamo se l’amministrazione sarà di parola.

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Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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