Il mio amico Gianni

Giulio Tagliavini, Gianni Caligaris, Mario Baratta e Marco PiccoloHo conosciuto Gianni Caligaris nel Novembre del ’98, su un treno per Firenze, un vecchio Intercity di quelli con gli scompartimenti. Siamo stati pigiati davanti alla porta per tutto il viaggio e, anche se avrebbe forse fatto altro, è stato costretto a rispondere alle asfissianti domande di un 24enne privo di qualsiasi esperienza politica e pieno solo dei suoi assoluti.
Parma Firenze è un lungo viaggio, si possono fare tante domande.

Andavamo entrambi alla presentazione del Manifesto della Finanza Etica a cui avevamo lavorato entrambi a distanza nei mesi precedenti, lui molto io quasi niente.
Il Manifesto nasceva come carta d’identità di questa cosa nuova che mescolava finanza, economia e movimenti, ma in un modo diverso da quello del commercio equo, più strumentale. Si cercava un ruolo culturale che aiutasse l’approccio operativo allora forse più evidente di oggi; la Cooperativa Verso la Banca Etica era già attiva e raccoglieva il capitale sociale necessario per diventare banca e dare credito a tutti quegli attori economici che il sistema escludeva senza scrupolo alcuno e per fare in modo che la loro economia lo cambiasse da dentro.

Era meno chiaro come avremmo dovuto cambiarlo, il sistema, verso quale direzione, inseguendo quale visione e innalzando quali limiti invalicabili. Obiettando, costruendo alternative nette e radicali oppure immergendosi nelle dinamiche della finanza internazionale. Gianni era un bancario ed era una specie di super esperto mondiale di quello che si può fare con quello che si ha. Perché è quello che fanno le banche.

Quel giorno partì dai ragionamenti sull’alta velocità allora in costruzione tra Milano e Bologna e sui mille tavoli di concertazione aperti dagli enti locali, compreso quello di Parma, in cui sedeva come consigliere. E mi spiegò che opporsi all’alta velocità era una cosa stupida e controproducente.
Ma saggia e giusta, anche.

Stupida perché quell’infrastruttura avrebbe tolto traffico agli aerei, ed era una cosa auspicabile, e controproducente perché chi la stava costruendo aveva le spalle così coperte da risultare quasi imbattibile.

Saggia perché non bisognava dargliela vinta, ai potenti che l’avevano imbastita. Che avevano il brutto vizio di costruire una narrazione delle loro gesti falsa e fastidiosa (l’alta velocità avrebbe dovuto eliminare i treni affollati dei pendolari, dicevano, giudicate voi se c’è riuscita) e giusta perchè tenendoli sotto pressione allenava la nostra capacità di fare contro informazione, critica costruttiva, ma diffusa a chiunque, contro analisi e produzione creativa delle alternative.

Ed era una cosa da fare sempre, qualsiasi fosse il potente o la potente con cui si aveva a che fare. Che era poi uno dei motivi per cui aveva lavorato per migliorare il testo della Legge sull’Obiezione di Coscienza del Governo Prodi.

Mi spiegò che il compromesso non era nient’altro che fare insieme quello che si può fare, avendo sempre in mente quello che si vorrebbe fare.

Gianni ha accompagnato l’impresa possibile di una banca che nasceva dal basso, animata da gruppi spontanei di persone disinteressate e da azionisti pubblici come gli enti locali e il terzo settore. Lo ha fatto avendo presente e aiutando tutti e tutte a delineare il sogno di una fionda nelle mani di Davide (il titolo del suo primo libro) che però se la giocasse con i Golia veri, non evitandoli, o immaginandosi scenari paralleli a quella battaglia necessaria.
Lo ha fatto con saggezza, cura delle parole e delle relazioni, mai sottovalutando il potere di una telefonata o di una lunga lettera. Ne ho alcune che conservo con cura, perché è senza dubbio una delle cinque persone da cui ho imparato di più in tutto questo percorso in cui sono ancora immerso.

Dice Marco Piccolo, un altro di quei cinque, che di lui ricorda soprattutto l’ironia e la cultura. E ha ragione perché poi Gianni era anche simpatico, capace di unire con la battuta giusta o la sigaretta offerta al momento determinante.

Gli devo molto, gli dobbiamo molto.

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Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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