La storia lesa

“Ricordiamoci sempre che per fortuna noi la guerra l’abbiamo persa”
Predappio. Gadget fascisti

Se la storia fosse maestra di vita dovrebbe almeno far suonare degli allarmi nella testa delle persone che la conoscono.

In realtà non lo è affatto e ricordo dai tempi dell’Università che già Marc Bloch aveva un po’ demitizzato questa cosa che la storia sia lì per darci lezioni perché non è quasi mai stato vero che uguali fattori ricombinati abbiano generato uguali conseguenze. Bloch diceva che nel cercare nel passato i modelli del presente si commetteva un delitto di lesa storia.

Capita così in questo periodo così pazzesco ed inedito che si continuino a commettere errori grossolani ed evidenti con il solo scopo di consolidare alcune zone di comfort, alcune identità traballanti.

É capitato anche a Fidenza […]

con le giornate della memoria e del ricordo, oggetto di commemorazioni rituali rispettate anche poche settimane fa, e in questi casi il problema è forse ancor più bruciante perché celebrano due eventi storici che hanno ancora molta presa sull’attualità, ma che pian piano stanno perdendo ogni testimonianza diretta.
É una questione anagrafica, ma influenza la trasmissione della memoria vissuta che è poi quella che meglio riesce a reggere l’impatto dello storytelling e che riesce a coinvolgere gli ascoltatori, come sa bene chi era presente il giorno in cui Piero Terracina fu celebrato come cittadino di Fidenza.

Se però la Shoah, lo sterminio così esteso degli ebrei da non aver permesso un recupero effettivo della sua popolazione nemmeno dopo 80 anni, ha una portata così universale che ne tutela la storiografia, al netto delle cialtronate trasversali di alcuni, non è lo stesso per gli episodi che caratterizzarono il riassetto territoriale post bellico in Friuli.

Il cd “infoibamento” ebbe una dimensione accertata relativamente modesta (per quanto orribile sia qualsiasi fenomeno del genere, è chiaro) e del tutto paragonabile ad altri episodi (in alcuni dei quali eravamo orribili carnefici) che invece non sono oggetto di alcuna celebrazione, ed è stato usato nel corso degli ultimi 20anni per far prevalere una narrazione di derivazione neofascista che trova il massimo risalto nella contrapposizione della ricorrenza civile del 10 febbraio alla Giornata della memoria che ricorda la Shoah. Cioè siccome voi avete il 27 gennaio a noi ci dovete dare il 20 febbraio.

Si ignora completamente il fenomeno dell’italianizzazione a cui il fascismo dedico forze e denaro. E il fatto che chi perde le guerre finisce male, sempre.

“I 250.000 giuliano-dalmati che nel ’45 scelsero la via dell’esilio sono solo una goccia nel mare di quanti, in analoghe circostanze storiche, hanno vissuto un dramma simile: i greci che lasciarono i territori dell’ex Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale; gli ebrei europei durante il nazismo; i tedeschi e i polacchi che si spostarono verso Ovest a seguito dell’espansione sovietica dopo la Seconda; lo “scambio di popolazione” tra India e i due Pakistan alla dichiarazione d’indipendenza; i palestinesi; e ci metterei anche tutti i migranti per motivi economici: quelli del passato e quelli che da molte parti del mondo si mettono in viaggio, ogni giorno, anche oggi, in condizioni disperate.” (Prof. Pupo)

É successo infatti che a cavallo tra gli anni ‘90 e il primo decennio del 2000 in Italia si è assistito ad un fenomeno, la critica della narrazione antifascista, che io personalmente non sono mai riuscito a decifrare completamente, pur avendolo vissuto per intero, e in età adulta e consapevole, e nelle sue diramazioni culturali e sociali.

Ne parlo perché la politica di oggi è influenzata da questa dinamica e perché forse solo ora lo si può leggere con un po’ di distacco storiografico. E però parlarne oggi forse può essere appunto troppo facile perchè molte delle cose accadute all’interno di questa dinamica possono essere giudicate anche sulla base di quello che hanno prodotto.

Io ad esempio ricordo un Presidente della Camera che per il discorso del suo insediamento scelse di parlare della necessità di considerare le ragioni dei vinti, nel 1996, e lo fece misurando le parole, senza ovviamente sapere che quel discorso sarebbe stato completamente distorto negli anni a venire e usato come strumento per equiparare le posizioni degli uni e degli altri.
Una cosa che probabilmente al tempo sembrò semplicemente la cosa giusta da fare, ma che nei 20 anni successivi ha contribuito ad un percorso che ha logorato alla base i principi della convivenza che invece si volevano irrobustire.

Si parlò, al tempo, della necessità di una memoria condivisa, non tenendo in considerazione che la memoria in quanto tale è sempre personale e che non potrà mai essere collettiva. Quella collettiva, comunitaria, è la storia.
E la storia dice che dopo oltre settant’anni dalla caduta il fascismo non è mai stato così forte, soprattutto su Internet, ma non solo, come racconta l’inchiesta Lobby Nera.

I meme, le piccole provocazioni e la normalizzazione forzata fanno presa, soprattutto sugli indeboliti della nostra società. Nell’ottobre scorso a Predappio hanno ricordato senza troppi problemi di ordine pubblico la Marcia su Roma, a metà gennaio a Roma un funerale si è trasformato in una commemorazione storica, a Verona è normale che una palestra si faccia pubblicità con manifesti che esaltano l’amore per lo sport del fascismo, Roberto Fiore, condannato per banda armata, continua indisturbato a organizzare incontri in giro per l’Italia e a tessere relazioni con giuristi, professori, ultraconservatori vicini all’associazione Pro Vita (con cui ha rapporti finanziari) e frequentatori dei disordini “no green pass”.

A Varese, oggi, è attivo e operativo un gruppo interno alla Comunità Militante dei Dodici Raggi che si fa chiamare Black Storm Division e che si descrive così, su un sito internet aperto a chiunque:
“L’idea era quella di creare un manipolo che mi fosse da Guardia nei contraddittori di Piazza, un gruppo di ragazzacci agitati, genuini, tagliati giù col falcetto come si dice dalle nostre parti… Ragazzi disposti per attitudine a fare qualcosa in più: di mano svelta e cazzotto sodo. L’idea Futurista di mettere in piedi una banda formidabile di bastonatori per dar la caccia al Domani da demolire a colpi di randello e polvere nera. I più matti fra i “MIEI”, i più allegri, maneschi, sciacquamusi, pestapiedi, tritacoste, cavadenti, teste dure, lamepronte, svuotafiaschi, spezzastinchi e rompiganasce di tutta Do.Ra. e di tutta la città! Portatori di canti irosi in rioni ostili, rivelazione di temperamenti straordinari nell’istante dello scatenamento, inquietudini di entusiastiche dedizioni, spedizioni, disperati litigi, combattimento.

La storiografia ha indagato in lungo e in largo l’occupazione fascista della democrazia italiana e la figura di Mussolini. E continua a farlo: la stragrande maggioranza degli studiosi è unanimemente concorde nel definirlo un regime dispotico, violento, miope e perlopiù incapace.

L’accordo tra chi conosce bene la storia è piuttosto solido anche perchè i dati non mancano: Mussolini fu un pessimo amministratore, un modestissimo stratega, tutt’altro che un uomo di specchiata onestà, un economista inetto e uno spietato dittatore. Il suo ventennale regime generò un impoverimento complessivo della nazione e della popolazione italiana, un aumento vertiginoso delle ingiustizie, la provincializzazione del paese e una guerra disastrosa.

Eppure nel periodo a cavallo del cambio di secolo ad un certo punto la crisi dell’antifascismo (la definizione non è mia, ma dello storico Sergio Luzzato, del 2004) ha portato l’opinione pubblica italiana verso la distorsione di qualcosa che per gli storici non era nemmeno più un argomento in definizione.
E lo fa in continuazione, anche oggi, avendo già nei fatti ottenuto una specie di eliminazione della “pregiudiziale antifascista” che per decenni ha regolato la vita delle nostre istituzioni, sia locali che nazionali.Ed è sucesso quello che Eco aveva intuito già trent’anni fa, che il fascismo ha trovato rifugio nella classe media e nuovi nemici negli impoveriti.

La retorica neo e post fascista, o almeno anti-antifascista, è ormaiprevalente ad esempio nel dibattito sulle migrazioni, tanto che ormai in Italia quasi più nessuno osa parlare della necessità di rivedere la legge sulla cittadinanza, o il principio delle quote fissato dalla Bossi Fini, e l’Italia nel 2022 è al quarto posto al mondo per il livello di odio nei confronti delle persone immigrate

É evidente che vietare la vendita di gadget del ventennio non risolverà la crisi di un antifascismo sempre più concentrato sulla custodia della memoria e quindi sempre più relegato ad una “specializzazione” della militanza che ne fa oggetto di un appalto per poche organizzazioni. Così l’antifascismo è destinato a una lenta ma inesorabile eclisse.
Ma può contribuire al riequilibrio di una narrazione, oltre che al rispetto delle Leggi tuttora in vigore.

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: