La pericolosa normalizzazione del fascismo


Nel bar sottocasa dove a volte bevo il caffè ci sono dei manifesti con una frase, che avrebbe potuto scrivere mia nonna, ma la firma di Benito Mussolini. Non è un caso, è un pericolo.

La settimana che va dal 25 aprile al 1 maggio per me è la più bella dell’anno, l’ho già scritto e non una volta sola, anzi spesso.

Ne scrivo ancora per affrontare un aspetto che mi sembra stia diventando un’emergenza e perché credo di poter scrivere che questa cosa abbia cominciato ad […] evolvere quasi 76 anni fa.

Il 25 aprile è infatti un punto e virgola, una cesura non definitiva, un momento di passaggio tra quel che c’era prima, perché non è nato in quell’occasione e che continuerà in un modo diverso ad esserci.

La crepa sta dentro la parola fascismo, che però è un termine dai significati così abbondanti da correre il rischio di annullarsi nel linguaggio comune. Il senso della posizione è che restituire senso a questa parola è un lavoro di ricerca per il quale vale la pena militare per non assistere impotenti al suo svuotamento e alla successiva ricostruzione in falsi significati.
Ricordate cosa sono riusciti a fare con la parola buonista?

Una serie di caratteristiche del fascismo nel 1945 fanno qualcosa di simile ad un upgrade, altre – le più caricaturali – evidentemente vengono abbandonate, perchè meno utili a chi coordina questa evoluzione. Che è politica.

Li riassume Umberto Eco nel suo “Il fascismo eterno” e anche di questo ho già scritto.

La caratteristica del fascismo più legata alla nostra quotidianità, e che vive nel 1945 la sua crepa più evidente, è il razzismo. Il 25 aprile cioè stabilisce un prima e un dopo rispetto alle considerazioni che si hanno del razzismo e dei diritti umani più In generale.

Dopo la fine della guerra si elaborò il lutto dell’aver scoperto che il razzismo e gli orrori che era stato capace di generare facevano parte di una ideologia di massa, conosciuta, tollerata anche attraverso piccole convenienze e grandi inganni dalla gran parte dei suoi attori, per cui le vittime non avevano e non potevano avere un volto individuale e riconoscibile perché sono anch’esse massa. Per questo gli orrori del razzismo fascista non possono essere attribuiti al solo regime,  perché non l’hanno fatto i gerarchi, lo ha fatto l’umanità.

Che evidentemente lo può rifare, basta che ci siano le condizioni perchè accada.

Un allineamento di eventi favorevoli c’è stato ad esempio con l’elezione dell’afroamericano Barack Obama negli Stati Uniti, che pian piano coagulò dietro la candidatura (e la successiva presidenza) di Donald Trump un razzismo molto moderno, normalizzato.

La normalità del fascismo è quella cosa per cui nel bar dove a volte mi capita di prendere il caffè qui sotto casa ci sono le frasi sull’importanza del pane e del grano da parte di Mussolini. Che poteva scriverle mia nonna, ma il manifestino è occupato per metà dalla firma del Duce.

Non è una simpatica sciocchezza, è una precisa tecnica usata dal fascismo per intrufolarsi nelle dinamiche di una società lontanissima da quella di metà del ‘900, ma non certo più saggia.

Hanno fatto lo stesso coi meme, ad esempio, o con le immaginine ad uso e consumo delle persone più anziane sui social: si infiltrano nella cultura dominante con una cosa che sembra ridicola o innocua, che ci porta istintivamente a ridimensionare la pericolosità del suo contenuto, e che a forza di essere replicata perde la sua natura vietata e si afferma. E che affermandosi si fa portavoce di messaggi che rimandano a precise scelte politico sociali ,che si rifanno all’Ur fascismo, appunto.

Questa strategia della mimetizzazione, studiata e scritta in molti manuali diffusi tra i movimenti di destra, prevede proprio di insistere per gradi affermando via via concetti sempre più scandalosi, ma sempre senza spaventare. Chi prende il caffè al bar dev’essere incuriosito, tranquillizzato, e deve rimanere attaccato a quel ricordo, nostalgico al punto giusto, sensato per come può esserci senso nell’ovvio.

Questa cosa ha a che fare anche coi gadget del ventennio. É normale che in Italia siano diffusissimi i gadget che ricordano con nostalgia il periodo in cui eravamo sotto una dittatura? Pensate ad una cosa del genere in Myanmar, o in Iraq, o in qualche altro paese del mondo liberato o liberatosi.

Però sembra che in Italia non si possa andare oltre il dibattito televisivo a la sgarbi perchè ormai ci si è convinti che si debba dare lo stesso risalto a chi parla di diritti (propri o altrui) e a chi certa gente vorrebbe che proprio non esistesse, senza operare una scelta e assumendo il principio che alla gente freghi allo stesso modo di entrambe le posizioni.

Come se il pericolo del fascismo eterno riguardasse solo chi ne ha coscienza.
Lo fanno anche coi diritti, che sembra interessino solo a chi li desidera, e che quindi sono automaticamente catalogati tra i capricci di una piccola parte.

Come se ad averci lo statuto dei lavoratori ne abbiano goduto solo i proponenti.
Come se ad averci il diritto di voto universale ne avessero goduto solo le suffragette.

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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