Cambiare il mondo coi soldi

“Unless someone like you cares a whole awful lot, nothing is going to get better.
It’s not” (Lorax)

Sostiene Viktor Šklovskij – sosteneva, in realtà, avendolo scritto ad inizio ‘900, ma volevo essere all’altezza di Pereira nell’attacco – che “se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono andrebbe tutto molto meglio”.

Io più mi allontano dall’età del Clan e più mi rendo conto che questa cosa di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato” probabilmente non sfocerà in una rivoluzione plateale. Questo nonostante per un sacco di anni io ci abbia creduto davvero, all’imminenza della rivoluzione. Con un entusiasmo certo altalenante, ma diciamo che ad ogni ritorno dai campi il mondo dei vp mi è sempre sembrato più morto che vivo.

E ci ho creduto così tanto e così a lungo che ancora oggi spesso mi trovo impegnato a cercare quell’idea così forte da imprimere l’impulso necessario per il necessario e radicale cambiamento dell’esistente. Vivo di una specie di speranza rivoluzionaria.

Però appunto più mi allontano dal ricordo vivo degli Hike e più mi accorgo che la vera lezione di quell’esperienza, durante la quale avevo il tempo e la voglia di osservare, dedurre e agire di conseguenza, l’essenza vera di quello scouting stia a metà tra il supermercato e l’ufficio. 

Che è in quella terra di mezzo che posso applicare praticamente l’ideale di rendere il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato, facendo la felicità degli altri per arrivare alla mia. Come se Promessa e Carta di Clan mi avessero suggerito più una biografia della rivoluzione piuttosto che di vivere nel suo storytelling.

Mi vien facile spiegarmi bene con l’ambiente, che per noi scout è una specie di precondizione, senza non esisteremmo: il cambiamento profondo dei comportamenti personali è evidentemente utile se vogliamo ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici. Anzi, in tanti sostengono che sia necessario perchè senza il coinvolgimento dei singoli nessuna legge otterrà alcun risultato concreto.

Questo però non vuol dire che solo quando la maggioranza delle persone cambierà radicalmente il proprio stile di vita potremo avere una politica all’altezza di quei comportamenti virtuosi, un mondo come lo vogliamo.

Quante erano le Aquile Randagie? Un centinaio, a star larghi. E quanti erano i partigiani? Più o meno 200mila, nemmeno paragonabili ai milioni che avevano in tasca la tessera dell’unico Partito ammesso nel ventennio. Quanti aderirono alla Rosa Bianca che provò a capovolgere l’ordine delle cose in Germania? Erano in 5, e ne ricordiamo soprattutto 2, i fratelli Scholl.

A Milano, nell’Italia della resistenza e a Monaco furono le biografie rivoluzionarie  a cambiare le cose, non il rovesciamento dell’esistente, che pure venne molto dopo, e certo non per quell’unico moto personale.

Io ho scelto la finanza etica, cioè un modo di gestire ed investire i soldi che valorizza l’ambiente e le persone, perchè me lo chiese l’Agesci, nel 1996, con una notizia sul televideo. C’è ancora il televideo? 

Banca Etica, l’unica banca che applica i principi della finanza etica, non è mai stata nemmeno lontanamente maggioranza in nessun ambiente in cui sia stata proposta. Nemmeno negli scout che pure abbondano tra i soci, i clienti, gli impiegati e i dirigenti.

Ma entrando dai piedi, come appunto lo scoutismo, la finanza etica ha dimostrato che l’effetto imitazione può fare le rivoluzioni perchè “le persone agendo iniziano a pensare meglio più spesso che non pensando ad agire meglio”. E quindi oggi l’Unione Europea lavora per emettere un bollino che certifichi la finanza sostenibile delle banche normali, che è poco rispetto a quello che servirebbe, ma non è il niente che c’era prima. Le leggi stanno cioè riflettendo quello che fa la comunità; sta accadendo una rivoluzione. Va troppo piano rispetto a quello che ci serve, ma si muove. 

Con il finanziamento delle armi era successo più o meno lo stesso, i clienti avevano cominciato a chiedere alle banche di smetterla e la politica ha poi approvato una legge, la 185/90, che ne regola e limita moltissimo l’azione.

Con la finanza etica può accadere lo stesso, aderendo, sostenendo e contribuendo allo sviluppo di Banca Etica, non solo affidandole i propri pochi soldi, si può davvero lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato, perchè dietro il peggioramento del clima, dietro la valanga di plastica che comunque continuiamo a produrre, dietro l’estrazione di energia da materiale fossili ci sono le banche e il sistema di valori che le muove. 

Comincia tutto su https://www.bancaetica.it/cambia

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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