Il dramma di Andra e Tati, e quello dei bimbi di oggi

Il contributo al Consiglio Comunale solenne per celebrare il “Giorno della memoria”

Mi ha fregato la coincidenza.

Ieri sera, signora Presidente, ho finito di leggere una favola, “La stella di Andra e Tati” (pubblicato della De Agostini), per capire se valeva la pena condividerlo coi miei. E no, non lo farò.

Perchè Andra e Tatiana Bucci avevano 4 e 6 anni quando vennero deportate, grossomodo come i miei, e immagino che anche loro, come i miei avranno fatto in continuazione mille domande per capire quello che per loro non era intuitivo. E io so già che se glielo leggessi questo accadrebbe e io non le avrei, quelle mille risposte. Risposte comprensibili ad un bambino, intendo. 

Ma è un esercizio utile, quello di adottare il punto di vista di un bambino, anche per chi non li ha perchè è un periodo questo nel quale sembra che siano sono scomparsi dall’orizzonte delle riflessioni pubbliche.Certo qualcuno di loro continua andare a scuola, altri hanno appena ricominciato, ma non si ha quasi mai la sensazione che nel dibattito le loro esigenze emergano come prioritarie, ne quelle di breve né quelle di medio lungo periodo.

La persecuzione dell’infanzia ebraica italiana seguì un percorso del tutto simile a quella degli adulti. E con la stessa metodica crudeltà. La prima forma di persecuzione fu quella attuata sui loro diritti con l’emanazione e l’applicazione delle leggi razziali del 1938. Che no, non ci suggerirono i tedeschi, fu proprio uno schifo tutto del fascismo.

Poi, a partire dal 1943, la persecuzione dei bambini assunse gli stessi toni della caccia all’ebreo che doveva essere catturato, spesso con la collaborazione di qualche delatore, deportato e molto spesso ucciso, corpo inutile da sfamare.

I bambini organizzano il tempo e lo spazio in un modo differente, lo vede chi ne ha in casa in questo periodo così anomalo, e hanno strategie e orizzonti mentali di reazione diversi da quegli adulti . La loro visione del mondo e la loro memoria dei fatti non sono sovrapponibili a quelle di giovani e adulti.
Questa cosa è lacerante se si pensa a quel periodo perché per la maggior parte di loro il tempo della crescita e della formazione coincise in quell’epoca con quello della paura e dell’incertezza. Erano tutti e tutte coinvolti in un clima di imprecisa e confusa attesa della catastrofe, sebbene per la gran parte di loro non fosse chiaro quale catastrofe di attendesse.

Ma la catastrofe arrivò: fino a 1.5 mil di bambini sono stati rapiti, torturati e uccisi in maniera sistematica da governi nazisti e fascisti nell’arco di una manciata di anni, solo perché ebrei. Secondo le stime dei ricercatori almeno 230.000 bambini vennero deportati ad Auschwitz. Ne sono sopravvissuti all’incirca una cinquantina, molti perchè destinati e non inviati agli esperimenti del dottor Josef Mengele, altri per pura coincidenza, o per gesti eroici di singoli.

Ci sono, nei racconti del dopo 27 gennaio, degli aspetti che non saprei spiegare ai miei: per un bambino salvato dal campo un cane smetteva di essere un animale domestico, era solo un mostro aizzato dagli aguzzini; nei campi il cucchiaio era strumento vitale, senza di quello non si aveva diritto al cibo e nessuna bambina liberata accettava quindi di lasciarlo perchè fosse lavato.

“Uccidere tutti gli ebrei d’Europa era il mezzo per ottenere qualcosa, non era il fine. Ti uccido perché esisti, e basta. […] Senza nessun motivo diretto”.

Io non saprei rispondere ai miei bambini se mi chiedessero se queste cose possono ancora accadere, non saprei dare un perchè alla domanda se questo accada anche oggi. E se fossero un po’ più grandi mi potrebbero chiedere se la disumanizzazione delle persone operata dalle teorie della razza sia solo un ricordo del passato.

E dovrei purtroppo rispondere che no, non lo sono.
Negli scorsi 4 anni ad esempio l’ex presidente degli Stati Uniti ha operato, con il contributo del suo consigliere anziano Stephen Miller, un ideologo famoso per le sue dichiarate affinità verso il nazionalismo bianco, un percorso di identificazione degli immigrati con quella dei criminali che riprende molto del percorso fatto dai gerarchi nazisti a metà del ‘900. 

É arrivato a stabilire anche lui una giornata nazionale, quella per la commemorazione degli americani uccisi da stranieri illegali. Era il 1 di novembre. Ha separato quasi 600 bambini dai loro genitori, bambini che anche oggi i funzionari faticano a ricondurre ai genitori perchè molti di loro non parlano nemmeno. Ha definito il multiculturalismo un abominio e l’eugenetica un progresso dell’umanità. Ha creato un ufficio all’interno del Dipartimento per la sicurezza interna dedicato alla diffamazione degli immigrati.

Il piano di Miller sull’immigrazione per un eventuale secondo mandato è stato unanimemente paragonato dalla stampa americana a certi documenti con cui gerarchi nazisti posero le basi teoriche della soluzione finale, che fu una decisione pratica, più pratica di altre opzioni. Il vero obiettivo comune era ed è quello di liberarsi di ciò di cui si parla come se non si parlasse di esseri umani.

Nel corso degli ultimi 10 giorni della sua presidenza gli sforzi più intensi di Donald Trump sono stati dedicati ai ricorsi per poter uccidere le persone condannate a morte dal Governo Federale. Ne ha uccise 13 in un anno,  dopo che per 17 anni avevano smesso di farlo, ed è in assoluto quello che ne ha uccise di più, negli ultimi 240 anni.

Non saprei cosa rispondere ai miei se mi chiedessero il perchè di questo tenace tentativo di disumanizzazione dell’altro.

Credo che quindi non gli leggerò quel libro e gli farò invece frequentare invece tantissime persone che contro quella disumanizzazione combattono ogni giorno e che non si limitano all’idea l’orizzonte possa essere quello «di un popolo di bianchi a cui piacciono gli stranieri».

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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