Fabbricare l’odio

“Per combattere il razzismo bisogna combattere le diseguaglianze. Se gli stati si occupano solo di frontiere è inevitabile che la politica diventi sempre più identitaria, e quindi violenta.” (T. Piketty)

La cittadinanza onoraria alla senatrice Segre è un chiaro segnale della preoccupazione di questa Amministrazione per il crescente sentimento antisemita, un evidenza innegabile che abbiamo provato ad aggredire in più occasioni, con atti e pronunciamenti inequivocabili, anche affidandosi ad altri riconoscimenti onorari, come quello a Piero Terracina.

Lo ha ben detto Omar nel suo intervento in Aula, che Liliana Segre è vittima di un clima che non è certo nato il mese scorso e se non suonasse presuntuoso si potrebbe quasi dire che in quest’Aula, negli anni scorsi, avevamo previsto e provato a contrastare il fenomeno dell’incitamento all’odio, come ormai fanno organismi ben più potenti del nostro Consiglio: uno dei primi gesti da assessore di Amigoni fu quello di aderire alla campagna Parole Ostili, un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole che se non ricordo male avrebbe dovuto anche tenere corsi di formazione locali a beneficio di tutti, ma soprattutto degli eletti.

Che hanno una responsabilità in più rispetto ai tecnici e ai cittadini, soggetti pubblici che su quel che hanno fatto e detto cercano il coinvolgimento del voto.

Definire “l’incitamento all’odio” (hate speech, in inglese) è difficile ed arbitrario solo nei documenti. Chiunque viva nel mondo reale sa che negli ultimi anni sono cresciute l’intolleranza, il razzismo, l’antisemitismo e il neofascismo, fenomeni che pervadono la scena pubblica sia con atti e manifestazioni di esplicito odio contro singoli o comunità, sia con una inedita diffusione attraverso il web, in particolare verso le minoranze, declinandole alla bisogna, di volta in volta.

Giustificare questi atteggiamenti, usarne gli argomenti in campagna elettorale, stemperarne l’effetto provando a comprenderli dentro una generica e comprensibile insoddisfazione verso il presente equivale ad incitarli, innescarne la miccia. E su questo bisogna essere chiari: declamare in pubblico la necessità di una pulizia etnica controllata, elogiare false ricostruzioni della passata dittatura italiana, provare a trasformare atti di puro orrore in eventi commemorabili, video censire con protervia e arroganza le assegnazioni delle case popolari (proprio come facevano i nazisti con gli ebrei, ma senza youtube), definire divisiva la memoria del movimento di liberazione antifascista che invece è alla base della nostra Costituzione, sono tutti gesti che contribuiscono alla diffusione di quel clima per cui la senatrice ha proposto la Commissione straordinaria.

E no, manifestare pacificamente in una piazza fingendo di essere stretti come sardine non è equivalente.

Ci sono le leggi che lo vietano, avessimo la forza di applicarle, ci sarebbe un contradditorio da interpretare, avessimo l’autorevolezza necessaria. Una volta c’erano anche le inibizioni sociali, e non 100 anni fa, ma tant’è.

Il suprematismo bianco è un fenomeno in crescita, i reati antisemiti in Europa sono aumentati del 20% nell’ultimo anno, sospinti dai sovranismi d’accatto e dai localismi fini a se stessi, in un contesto in cui i reati di matrice politica sono in calo ovunque. Il 90% di questi ha matrice di estrema destra.

«Sfortunatamente, a tutt'oggi, non esiste in Germania una sola sinagoga o scuola materna per bambini ebrei che possa fare a meno della sorveglianza della polizia. Purtroppo non siamo riusciti a estirpare questi mali». (A. Merkel 05/2019)

Ma il punto è un altro, la questione è la crudeltà, la costruzione di ingaggio civico rallegrandosi della sofferenza di coloro che si odiano e si temono.
Queste persone di cui si occupano i giornali, gli uomini ghignanti a Karola Rachete sul molo di Lampedusa erano il fratello, il figlio, il marito, il padre di qualcuno. Come se la loro crudeltà li facesse sentire parte di una comunità, ne provocasse l’orgoglio, li facesse sentire più vicini gli uni agli altri. 

Succede lo stesso coi femminicidi di gruppo, la crudeltà maschile nei confronti delle donne è un legame, un veicolo per l’intimità che usa il disprezzo per propagarsi. Ma accadeva lo stesso ai tempi della segregazione e persino, con evidenti conseguenze meno gravi, in alcuni episodi della nostra adolescenza.

L’odio crea comunione perchè riflette un principio chiaro: solo far parte della comunità dominante concede l’accesso ai diritti. Gli altri, quelli che sono fuori non sono come noi e non possono godere dei nostri stessi diritti.

Questo è il modo in cui i potenti hanno sempre tenuto divisi e al loro posto gli impotenti, e non solo a destra, non solo lontano da noi. E il motivo per cui la politica si sposta verso l’identitarismo sta esattamente in quel bisogno li, di non affrontare le  questioni economiche, le diseguaglianze e le discriminazioni.

Per questo bisognerebbe avere la stessa attenzione che abbiamo riservato alla lotta all’antisemitismo a tutte le altre minoranze, perchè la battaglia verso l’odio non può vivere di messaggi differenziati. Non ci possono essere battaglie legittime, ma non prioritarie, cittadinanze onorarie con un valore maggiore rispetto ad altre. I diritti umani sono universali per definizione, altrimenti non sono.

L’antifascismo, come anche il femminismo e il pacifismo, non si risolve nella sola sottrazione dell’orrore, ma nell’azione, perchè è una pratica. Oltre il minimo delle parole ci sono le azioni, quotidiane.

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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