Non mi frega niente se fai la differenziata

“Il vero potere appartiene alle persone.”
Greta Thunberg

L’opinione degli scienziati è nota da tempo, anche se qualche mentecatto prova ancora a rinnegarla. In inverno se la gioca con il freddo, provando a fare confusione tra meteo e clima, in estate gli riesce un po’ meno facile. E sui 43 gradi della scorsa settimana a Parigi non sa cosa dire.

Perchè poi la verità la conoscono ormai quasi tutti: noi umani stiamo causando alterazioni gravi e potenzialmente irreversibili al clima, stiamo sostanzialmente arrostendo il nostro pianeta e noi stessi, con il biossido di carbonio. Il report del 2018 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change ci ha avvertito: abbiamo 10 anni per cambiare radicalmente il nostro modo di vivere sul pianeta, altrimenti i danni saranno irrimediabili.

Irrimediabili in italiano vuol dire che dopo non c’è più niente da fare.

Fino a 10/15 anni fa il tema era tutto nelle penne degli ambientalisti ora finalmente, e grazie alla straordinaria opera di una giovane svedese chiunque non sia in cattiva fede o controllato da qualche forma di corruzione sa che il clima, e più in generale l’ambiente, è il tema sul quale ci giochiamo la nostra sopravvivenza. E’ il tema che può creare nuove e più gravi ondate migratorie, che genera guerre, è il tema che da solo può garantire una qualche forma di futuro economico, è il tema il cui impatto può mettere in crisi il nostro sistema sanitario.

Si capisce che non è più ora di far delle conferenze?
E invece, come al solito, c’è un problema con la politica, sempre più spesso tossica ed inutile, che continua a parlare di ambiente solo quando è tempo di tasse sui rifiuti, tra l’altro continuando a far finta che almeno quel problema lo abbiamo risolto, quando è evidentissimo che non è così.

Negli anni ci è stata così cucita addosso una narrazione, della quale siamo vittime, ma pure complici quando non ce ne liberiamo per via che è comodissima. Secondo questo schema – che ha ostacolato la discussione sui cambiamenti climatici per decenni, e che ancora oggi si annida nella stragrande maggioranza delle discussioni pubbliche sul tema – solo cambiando ogni nostro singolo atteggiamento potremmo risolvere il problema. Che è inutilmente vera, tautologica: evidentemente se nessuno inquinasse più l’inquinamento cesserebbe. Il problema è che il corollario, la conseguenza naturale di questo interpretare la questione ambientale come un fatto individuale, o addirittura privato, vergognoso, è che smettere di inquinare davvero è una rivoluzione troppo grande per noi piccoli cittadini e quindi tanto vale non fare niente: “Ci pensassero gli altri, a me basta che non mi veda nessuno quando lo faccio così me la devo giocare solo con la mia coscienza, ormai stremata”.

Oppure anche: “Vabbè, ma io cosa vuoi che possa fare di fronte a questo scenario così catastrofico”

E’ una specie di punto morto. Non offre soluzioni al momento in cui siamo arrivati, vicinissimi al punto di non ritorno.

Per uscire dallo schema però basta pochissimo, basta leggere  i documenti e si scopre che lo stesso report dell’IPCC ha evidenziato che la maggior parte delle emissioni globali di gas serra derivano solo da un numero esiguo di aziende.

Quindi non frega niente a nessuno se siamo bravissimi a fare la differenziata, o se al contrario non la facciamo, sia perchè questo virtuosismo servirà a ben poco, sia perchè la differenziata dovrebbero farla quelle 100 aziende, al limite. Il nostro compito dovrebbe essere piuttosto quello di obbligarle alla differenziata, per restare in metafora.

Attenzione perchè avere chiaro l’ordine di grandezza non significa fregarsene, al contrario vuol dire riuscire a mettere a fuoco le soluzioni, senza lasciarsi intimorire o impelagare in ridicole discussioni tra di noi. Vuol dire avere ben presente che le azioni individuali sono parte di una risposta collettiva, non un fatto privato che si collega agli altri solo quando è virtuoso o, al contrario, per sbeffeggiare gli altrui. E solo un’azione collettiva può concentrarsi sul cambio di sistema, che è l’unico modo per risolvere il problema.

Son conquiste del sindacalismo di fine ‘800, che però ci siamo dimenticati, sembra.

Ecco, la dichiarazione di emergenza climatica che abbiamo portato all’attenzione del Consiglio Comunale dice che anzitutto siamo (tutti) cittadini che dialogano con un Sindaco che ha il dovere di amministrare con disciplina e onore e di ascoltare quindi l’emergenza che i giovani (e ormai non più solo loro) strillano per le strade nei loro scioperi per la giustizia climatica. E di predisporre delle soluzioni ai problemi che i cittadini rilevano. Ne è responsabile, politicamente.

https://www.bancaetica.it/blog/news/ricordo-del-professor-giorgio-nebbia

Far dichiarare l’emergenza climatica è quindi un gesto politico, un grido come quelli che scandiscono le marce durante le manifestazioni. La maggior parte delle persone comincia solo a percepire la gravità del momento che viviamo, ed è compito del Sindaco sottolinearla, con gesti e atti non solo simbolici, e dare a questo momento le caratteristiche della speranza, trasformarlo in un moto d’ingaggio.

Fare delle cose, subito ed insieme, e poi impegnarsi perchè altri le conoscano e ne facciano di altre. E farlo presto

Si può fare, lo abbiamo fatto in altre situazione, bisogna solo aver presente che non siamo stati eletti per litigare in dialetto.

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Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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