5 anni in Comune: di come ho salvato il mondo

Se gli altri anni ci ero andato lungo (1°anno, 2°anno, 3°anno) questa volta ho esagerato, ma continuando a recuperare appunti mi son trovato saltare quasi 6 mesi.

Quindi quello che voleva essere un rendiconto del 4° anno si è trasformato in una riflessione, aperta, su 5 anni di volontariato civico.

Nei link trovate quasi tutto quello che aveva senso raccontarvi, ma serve una linea d’interpretazione, per quanto su questo blog io l’abbia indicata in mille maniere possibili: dare ragione alla destra è un modo per farla crescere e, poi, per farla vincere.
E siamo sempre li, dove ci inchiodarono le riflessioni di chi sapeva riflettere: la politica di destra e la politica di sinistra sono ancora due riferimenti che per quanto vecchi, e con buona pace di molti, ancora orientano le azioni di chi prova a fare politica, sia dentro che fuori le istituzioni.
Le differenze sono forse più sfumate di un tempo, i cosiddetti civismi aiutano a posticipare le prese di posizione, ma alla fine del gradiente di grigio che guardate c’è un punto in cui la sinistra è diversa dalla destra.

Sempre.

La questione dei migranti ne è un esempio, sul quale mi sono speso con energia e iniziative: è inutile lamentare che così tanti italiani la percepiscano come un’emergenza in atto quando tutti i numeri dicono che non lo è. Che si sentano insicuri, vedano i crimini in aumento anche quando non lo sono, e chiedano che la difesa sia legittima sempre.

Bisogna che qualcuno si prende la briga di dimostrare a tutti quelli che hanno false percezioni che hanno torto.  E’ inutile dire che se il problema è sentito allora va risolto. No, va solo dissolto. Avvicinando le persone, e non arrendendosi alla tendenza che ci vuole soli e impauriti.
Questa idea che i cittadini siano clienti ce la trasciniamo dalla prima maledetta apparizione di Berlusconi sulla scena, ma ci sta divorando dentro, declinandosi di volta in volta in forme nuove, sempre più cattive. No, i cittadini non sono clienti, e non hanno sempre ragione, anche se ignorano dati comodamente reperibili, pubblicati ovunque, e preferiscono la pancia, i pregiudizi, il razzismo, il capro espiatorio. Anche nei comuni, che infatti fan sempre più fatica a recuperare ingaggio.

 

Non è solo questione di coraggio, sia chiaro. E’ questione di credibilità. Se vuoi condurre devi convincere, se invece ti interessa solo sedurre, ti basta un po’ di marketing di quello fatto bene.
Solo che il marketing fatto bene dev’essere lasciato libero di scorrazzare indisturbato, non può essere regolato da niente. Ed è esattamente quello che fa la destra, quello che sta facendo Salvini dopo che lo ha fatto Berlusconi e dopo che lo ha fatto Grillo: la destra la spara, tutti si schierano intorno alla sparata, grandi e inutili discussioni – sempre polarizzate – e poi via alla prossima sparata. E il gioco continua. Finchè non si rompe, e prima o poi si rompe. E quando si rompe fa dei danni.

 

La testimonianza invece richiede un impegno quotidiano, una radicalità che può essere sorretta solo da forti motivazioni, un percorso personale non facilmente strumentalizzabile. Non puoi essere dalla parte delle donne solo il 25 novembre, devi essere femminista sempre.
Non puoi dirti difensore dei diritti umani e poi presentare mozioni come questa. O come questa.

 

Non si può concedere spazio a chi difende e inneggia al fascismo, perché non si tratta di una semplice «idea».
Nelle strade i fascisti ancora prevaricano, bastonano e uccidono.
Per questo vanno tenuti fuori dalla porta
e gli va conteso il terreno oltre quella porta.
Non può esserci alcun confronto con chi diffonde odio
per una parte della specie umana e fa della violenza sui deboli
la cifra del proprio predicare e agire

Per questo io son così legato al progetto più interessante di questi 5 anni, il pedibus. Perchè quello che per noi è stato un primato storico nel ‘900, il diritto all’infanzia, lo stiamo negando ad un’intera generazione mondiale. La prima veramente globale. Qui da noi, con atteggiamenti più adatti ad un algoritmo che ad un essere vivente, altrove con le diseguaglianze tollerate se non coltivate dalla politica (il rapporto Oxfam lo trovate dappertutto in rete).

Il pedibus invece si porta dietro un’idea di mondo, un coraggio che nei Comuni ormai si perde dietro i protocolli e i considerata delle mozioni.

L’idea del mondo che la sinistra ha sempre proposto, in forme più o meno aggiornate è quella di una società basata sull’uguaglianza e la parità di genere, sulla giustizia sociale e la sostenibilità, sull’estensione dei diritti e la redistribuzione di ricchezze e possibilità.

Tutte affermazioni che andrebbero, appunto, declinate al meglio quasi rifondate, ridefinite in base alle nuove architetture del potere ormai stabilmente globale. Partendo dalle parole, magari, ridando ad esempio contenuto e senso alla parola cambiamento.

Il diritto all’infanzia proposto dal pedibus è il tesoro a cui mi attacco per affermare che tutti, nel loro piccolo, possono salvare il mondo, ogni giorno.

Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

1 commento su “5 anni in Comune: di come ho salvato il mondo”

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