Contro il fascismo non puoi astenerti

“Se ti reputi neutrale di fronte ad un’ingiustizia
è solo perché hai scelto di esserne parte”

Desmond Tutu

C’è un film, signor Presidente, che sta girando nei cinema italiani che s’immagina un Benito Mussolini redivivo che torna in Italia nel 2017. Forse qualcuno l’ha visto. Ci pensavo intanto che preparavo il commento alla mozione (in pdf).

Poi però, leggendo un po’ in giro, ho anche pensato che accomodarsi su questa immagine un po’ caricaturale di quella dittatura che ha segnato il nostro ‘900 è un errore che non possiamo permetterci: il Mussolini del film è fin troppo moderno nel suo volersi accreditarsi come il risolutore della sfiducia totale nella democrazia rappresentativa e nei corpi intermedi, facendosi forte dell’ignoranza storica dei cittadini. Un fenomeno ampiamente visibile in gran parte delle proposte elettorali dell’Italia del 2018, in crescendo da quando la mozione è stata presentata.

Invece non esiste più alcun dubbio storiografico sul ruolo costituente della violenza nel percorso fascista, che quindi non ne è un trascurabile eccesso finale: le leggi razziali, le uccisioni sommarie e le violenze delle squadracce, persino l’alleanza con Hitler sono l’esito di un progetto molto lineare, coerente, interrotto dalla sconfitta solo qualche tempo prima che potesse svilupparsi a livello internazionale come studiato dallo storico ebreo George Mosse nel suo “Universal Fascism” del 1972.

Considerare sim-patico, compassionevole, tutto questo è solo auto assolutorio.Le leggi razziali che abbiamo ricordato il 27 gennaio scorso, ad esempio, quelle leggi che molti derubricano ad errore venale e tardivo di un regime in realtà molto più piacione, contenevano pene ben più severe di quelle naziste e furono preparate e anticipate da un razzismo che non aspettò l’arrivo dei nazisti per manifestarsi contro ebrei e diversi.

Questa revisione strisciante si accompagna ad un fenomeno che verrebbe da definire “fascismo a la carte” che prende di volta in volta dai tratti caratteristici della dittatura mussoliniana quel che serve per il bisogno di oggi. D’altro canto la natura stessa del fascismo, il suo essersi piegato a qualsiasi necessità il tempo dettasse ben si presta a questo gioco (a differenza di franchismo e nazismo). Vien da pensare che probabilmente pochi di quei giovani che hanno sfilato con Casa Pound a Roma il 7 gennaio si sarebbe prestato a marce sfinenti, a inquadramenti gerarchici, continue violazioni dei diritti della persona ormai universalmente riconosciuti, ad un’autarchia integrale come conseguenza dell’isolamento internazionale o anche solo ad ascoltare in piedi, immobili, un discorso del loro duce della durata media di 3 ore 3 ore e ½ .
E che se lo avessero fatto sarebbe stato più per indottrinamento che per convinzione perché sia per Casa Pound che per Forza Nuova la formazione è un’iniziazione, il cameratismo un legame sacro.

Occupano, loro, uno spazio pedagogico che la società ha deliberatamente sottovalutato nonostante i ripetuti allarmi urlati da chi si è occupato di educazione negli ultimi 20 anni. E infatti nel deliberato della mozione si chiede una particolare attenzione alle fasce giovanili della nostra comunità, una fascia di “elettori” che diserterà le urne per il 70% del totale.

Eppure sta crescendo, forse proprio per questo capita sempre più spesso di trovare nel dibattito pubblico e politico italiano gli elementi di quello che Umberto Eco definiva “Il fascismo eterno”:
– l’esasperato culto della tradizione
– l’antimodernismo e il rifiuto dello spirito critico
– l’odio per qualsiasi mancata uniformità, e quindi per le differenze
– l’abuso della paura del diverso
– il razzismo come prodotto del sovranismo, unica barriera contro l’invasione
– l’esaltazione di una fasulla volontà popolare
– la retorica dell’azione che precede il pensiero, mai e poi mai possibile se pacifista e conciliante.

Ed è veramente un peccato doverne scrivere ancora, dopo tutto quello che è successo, dopo gli episodi citati nella mozione, e dopo Macerata, dopo Fermo e Amedeo Mancini, e dopo le mille altre violenze segnalate persino da una facile ricerca su google o raccolte ormai ovunque: ancora ieri sera Forza Nuova ha fatto una passeggiata delle sue al Baobab di Roma, un’associazione che accoglie, cura e cerca d’integrare i migranti, al grido “Daremo fuoco a voi e ai vostri negri” e minacciando le volontarie (“puttana sei una puttana” ripetevano a una volontaria) e i ragazzi ospiti del presidio che in quel momento entravano al campo

Però dobbiamo farlo, anche perché la tecnica della rimozione e della comprensione non sembrano esser state efficaci. Per questo abbiamo scritto questa mozione, perché permettere, come hanno fatto i talk show in questi anni, a questi fenomeni di occupare il dibattito pubblico li ha resi in una qualche maniera affascinanti, ordinari e socialmente accettabili, criticabili, ma legittimi.

Tanto che pure in quest’Aula, nata da una costituzione radicalmente antifascista ci sono stati consiglieri che hanno rivendicato con orgoglio la loro amicizia con esponenti di Casa Pound e Forza Nuova, ricordando tautologicamente che sono cittadini italiani.

Vien spesso ripetuto, quasi a voler sminuire il valore delI’antifascismo, che i veri problemi dell’Italia sono altri. Ed è una frase tutto sommato veritiera, ma proprio perché i problemi del paese sono ben altri rispetto a quelli che hanno accompagnato questa misera campagna elettorale è importante che questi abbiano il loro giusto posto e non siano rimossi perché siamo impegnati a modernizzare il fascismo.

Dovremmo occuparci, tutti, ognuno con i suoi progetti, dei cambiamenti climatici ormai in buona parte irrecuperabili, di un’impoverimento progressivo del valore del lavoro, di un capitalismo predatorio che non ha imparato nulla di positivo dalla ultima crisi mondiale, delle guerre che non riusciamo ad interrompere e delle crisi umanitarie che queste continuano a generare, di una criminalità mafiosa che è sempre più vicina al nostro tessuto economico.

E invece lasciamo che si occupino le strutture pubbliche per parlare di falsi problemi e false soluzioni, di falsi nemici. Il fascismo non è nuovo a questa distrazione di massa. Ne fu maestro durante il ventennio, ma l’ha fatto anche nel dicembre scorso alla Magliana dove un tentativo di scippo e qualche commento nei confronti di una ragazzina sono diventati due “stupri” o “tentati stupri” compiuti da immigrati o rom e hanno mobilitato il quartiere all’insegna del razzismo.

Dobbiamo prendere seriamente il fenomeno del fascismo ed impedire a chiunque non lo rinneghi con forza e determinazioni dimostrate perché “Il fascismo intercetta pulsioni ed energie — malcontento, voglia di gridare, di ribellarsi, di organizzarsi, di fare cose insieme — e le incanala in conflitti surrogati, sperperandole, dissipandole.”

Una strana chiamata alla rivoluzione, quella che genera sempre battaglie verso i più deboli e mai verso i più forti.

Lo fecero in passato. Pertini nel 1960 disse che “Essere antifascisti è impedire ai neofascisti di manifestare perchè ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta Costituzionale, la loro attività si traduce in una continua e perseguibile apologià di reato”.

Lo han fatto molti Comuni negli ultimi mesi. A Brescia c’è stata anche una sentenza di conferma del TAR.

Lo hanno fatto per contrastare quel lento logoramento del tessuto democratico descritto anche da Steven Levitsky e Daniel Ziblatt nel loro “Come muoiono le democrazie”: “[…] Quando si pensa alla morte di una democrazia è facile cadere automaticamente nell’immagine di un golpe; un colpo di Stato quasi teatrale nella sua messa in atto […] Questi eventi epocali però non capitano improvvisamente, senza essere giustificati e preparati da dinamiche politiche antecedenti: molte volte sono la conseguenza, più o meno spettacolarizzata, di un lungo processo di erosione delle istituzioni democratiche, che si verifica all’interno dell’ambito della legalità.”

Lo facciamo qui, in quest’Aula dove le parole assumono un valore pubblico, e quindi politico.In una recente intervista l’ex presidente Barack Obama ha dichiarato che la principale delle responsabilità presidenziali con cui dovette convivere, una responsabilità che sua moglie Michelle capì ben prima di lui, riguardava l’esempio, questo immenso potere d’indicare modelli di comportamento nuovi che derivava dalla loro immensa visibilità.

Qui noi siamo chiamati ad un appello come questo, un modo di vivere quest’Aula sul quale sono spesso tornato. Se la politica abbraccia e rivendica tronfia comportamenti normalmente giudicati riprovevoli allora poi non ci si può aspettare che non lo facciano i cittadini, che quel clima pubblico bevono e respirano ogni giorno.Noi qui abbiamo il dovere di ricordare a tutti che nessuno è al sicuro se non dentro lo sforzo continuo di ricordarsi in ogni momento che cosa rischiamo quando cominciamo a pensare che il fascismo sia solo un’opinione tra le tante.

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Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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