Chi saranno i “Giusti tra le nazioni” di domani?

La Valle Spluga è una diramazione alpina a nord della Val Chiavenna che fa parte della provincia di Sondrio, l’ultima prima della Svizzera. Il suo nome più famoso tra i locali è val di Giüst, che vuol dire valle di San Giacomo, ma è bella anche per il significato che sembra avere nel nostro.(*)

È una valle poco turistica e con una segnaletica di frontiera piuttosto abbozzata, anche perché, specialmente da quelle parti, la frontiera viene spesso spostata in avanti e indietro, a seconda del vincitore di turno.
A me è capitato di farla tornando dalla Svizzera in macchina e la prima cosa che notammo con Paola era che la manutenzione stradale segnava un confine molto più evidente del cartello con su scritto benvenuti in Italia. Se invece vi è capitato mai di fare una camminata sulle sue cime molto probabilmente quella frontiera l’avrete più volte attraversata senza rendervene nemmeno conto.

Agli scout quella valle è molto cara. Un po’ perché li vicino, a Colico, c’è la più famosa base che lo scoutismo italiano abbia mai avuto, forse solo dopo quella di Bracciano. E poi di fianco c’è la Val Codera, la valle delle Aquile Randagie.

Il motivo per cui ne parlo in quest’occasione è che durante la seconda guerra mondiale da questa valle gli scout clandestini fecero passare (letteralmente) verso la salvezza centinaia di ebrei, renitenti alla leva, ricercati politici, persone per mille motivi perseguitate, considerate genericamente illegali, clandestine. Persone appunto accompagnate da scout che avevano aderito all’Oscar, l’organizzazione creata all’interno delle Aquile Randagie da Mons. Andrea Ghetti e altri suoi amici preti subito dopo l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati e sostenuta in gran segreto anche dal card. Schuster che allo scopo mobilito gran parte del clero tra le provincie di Milano e Varese.

Lo scopo era semplice: adoperarsi per l’espatrio in Svizzera di persone che non potevano farlo legalmente. Farlo quindi sfidando la legge (in vigore) e la sorte (avversa). La maggior parte degli scout che aderirono all’Oscar era milanese e animata da un forte sentimento nonviolento, un pezzetto di società generalmente benestante che promise di “resistere un giorno in più del fascismo”. Buonisti, forse. In un epoca in cui i cattivisti erano molto meglio definibili di adesso.
Rigorosamente disarmati, la maggior parte delle volte organizzavano finti campi di copertura o finte gite in montagna accompagnati da una rete di contatti che coinvolgeva società civile, clero, simpatizzanti nelle polizie fasciste e tedesche.

Uno degli ultimi organizzatori viventi è don Giovanni Barbareschi, uno “scout diventato prete”, medaglia d’argento della resistenza e Giusto tra le nazioni per lo Stato d’Israele il premio per i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah.

«Il primo salvataggio – ha racconta don Giovanni Barbareschi in un recente convegno – è stato il salvataggio di una famiglia ebrea composta da un papà, da una mamma e da due figli: una sera arriva una famiglia: padre, madre, due bimbi di pochi anni. Chiedono di essere aiutati a raggiungere la Svizzera perché ebrei, ricercati dai tedeschi e dai fascisti. Il mattino seguente viene organizzata una gita al lago d’Emet, zona molto vicina al confine, una delle gite abituali per i giovani ospiti della zona. Alla partenza il gruppo da me guidato era composto da venticinque persone. Al ritorno eravamo solo in ventuno, ma i tedeschi di guardia al confine non si sono accorti di nulla».

Bisognava entrare in contatto con le persone perseguitate, produrre documenti falsi, mettere in sicurezza i rifugiati in posti sicuri e procedere al vero e proprio espatrio. Aiutare gli ebrei ricercati, aiutare i prigionieri inglesi fuggiti dai campi di concentramento, aiutare i ricercati politici o i giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò, significava mettere a rischio la propria vita nel momento del gesto, ma anche molto prima perché c’erano da fabbricare documenti falsi, certificati falsi, lasciapassare, salvacondotti, passaporti.

Gli scout dell’Oscar furono persone che agirono fuori dalle regole, che mentirono, che molto probabilmente si accordarono con autorità corrotte e che rifiutarono le armi. Gente come don Giovanni che aveva una gran faccia tosta e che grazie al loro coraggio fece espatriare oltre duemila persone. Alcuni di loro nel farlo morirono, altri furono catturati e imprigionati.

Bastano 70 anni, più o meno, perché chi si adopera per salvare vite umane nemmeno violando, ma in alcuni casi aggirando le regole (di questo momento) sia automaticamente considerato colluso e in malafede: è accaduto a Cedric Herrou, un agricoltore della Provenza condannato da un Tribunale francese a 8 mesi per aver favorito l’immigrazione clandestina commettendo il “reato di solidarietà”.

Ma è accaduto anche alle Ong nel mar mediterraneo quest’estate, un periodaccio durante il quale tutte sono state accomunate dal medesimo sentimento di rancore popolare stimolato da una vigliacca operazione istituzionale e mediatica. Tutte, perché rompendo ogni argine i giornali hanno eliminato ogni distinguo e ancor prima che ci fosse un’accusa vera e propria, e ancor prima di un processo, sono tutte state accusate di favoreggiamento.

Lo testimoniano le polemiche sui social a cui alcuni di loro hanno provato a reagire, ma anche le recenti statistiche sulla fiducia degli italiani nel lavoro dei volontari o il numero di donazioni che vengono loro versate. Gente che salva il 26,2% dei naufraghi, primo soggetto privato dopo Marina e Guardia Costiera.

Chissà chi sarà chiamato Giusto tra le nazioni in futuro. Chissà se tra quelli che hanno organizzato questa campagna di disinformazione di massa ci sarà qualcuno di quel 20% che detiene il 60% delle ricchezze del paese e che ci sta convincendo che che i guai del rimanente 80% sono tutti colpa dello 0,07%, i migranti.

Chissà se anche tra 50 anni qualcuno potrà chiedersi come mai solo alcuni agirono e da che parte si misero quelli che non lo fecero.

(*) update: Gabriella che in quelle valli è nata e cresciuta mi scrive: “La denominazione val di Giust in origine significa proprio quello che sembra… Qui una spiegazione storica, legata all’amministrazione autonoma della giustizia: “Il Contado di Chiavenna era diviso, per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia, in tre giurisdizioni: quella di Chiavenna, quella di Piuro e quella della Val San Giacomo…… La terza giurisdizione della zona era quella della Val San Giacomo: comprendeva la valle omonima (dalle porte di Chiavenna sino al passo dello Spluga)…… La Val San Giacomo costituì invece una composita ed articolata comunità di valle, che comprendeva al suo interno varie realtà territoriali minori ed ebbe propri ufficiali ed ordinamenti specifici, più volte modificati…… La Valle, come già ricordato, faceva parte del contado di Chiavenna, ma godeva nel contempo di un’ampia autonomia che si esprimeva nella designazione dei Magistrati “a latere” che affiancavano il commissario di Chiavenna nei giudizi in materia criminale e, in materia civile, in una separazione dal resto del contado quanto ad estimi e funzionamento delle istituzioni, ma soprattutto nel possesso di statuti propri.
Le autorita di governo delle Tre Leghe (Caddea o Ca’ di Dio, Grigia e delle Dieci Giurisdizioni, n.d.r) del resto, che ben comprendevano l’importanza strategica del passaggio rapido tra la Val di Reno ed il lago di Como e quindi Milano, concessero alla zona tutti i privilegi possibili; ….nel 1797 la Val S. Giacomo si pronunciò addirittura per l’annessione allo stato delle Tre Leghe, arrivando ad un passo dall’effettiva incorporazione…… Appare del tutto evidente , per prima cosa, che gli Statuti della Valle San Giacomo sono di formazione endogena , senza riferimento diretto a disposizioni statutarie di altre località (men che meno padane n.d.r.)….. La Valle San Giacomo fu probabilmente l’ultimo luogo, in area italiana, dove una comunità, seguendo tradizioni con tutta probabilità risalenti all’età medievale, potè veramente farsi giustizia da sola. (D.Zoia in Statuti ed Ordinamenti di Valchiavenna)

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Autore: marcogallicani

www.gallicani.it

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