La Chiesa (di don Carlo Mazza) è di tutti

Mancherà don Carlo, mancherà a questa città, a questa comunità e mancherà a me, soprattutto quando le luci dei riflettori si spegneranno. Oddio, sembra che sia morto… e invece è andato solo in pensione (come se potesse farlo).

Di quel che ha fatto per questa città, per questa popolo, han già detto quasi tutto, io aggiungo solo un tassello, legandomi ad un ricordo che risale a quando ancora non lo conoscevo bene. Fidenza è stata, assieme a poche altre Diocesi italiane pioniera nell’utilizzo di strumenti innovatori dei metodi pastorali, come il microcredito. In una delle prime Lettere Pastorali Mons. Mazza scrisse: “Occorre ricostruire la prossimità, i legami forti, la vicinanza calda e simpatica, la socialità amica, le buone abitudini di frequentarsi, l’anelito di abitarsi oltre il deserto dei condomini.”

Era il 2009 e papa Francesco era ancora un cardinale.
È il 2017 e quelle parole rispecchiano ancora un bisogno fortissimo in città.

Mancherà alla città la sua capacità di «sintetizzare la dimensione popolare orizzontale e la verticalità della liturgia».

Mancherà soprattutto ai giovani di questa comunità. Nello scenario ampio della nostra epoca globalizzata, ci diceva poco tempo fa Mons. Zuppi vescovo di Bologna, sono loro quelli meglio disposti a riscoprire l’originalità del messaggio cristiano e a viverlo senza ipocrisie nella visione di lungo periodo che ci serve.
A loro don Carlo mancherà come può mancare un “genitore”, titolare della responsabilità educativa dei suoi, che è un mestiere che non impari a scuola e che travalica la formazione teologica o pastorale. Un riferimento religioso, morale, intellettuale, capace di farti capire che “Dio è brezza leggera e sua volontà la nostra liberazione da tutte le gabbie”.

L’hanno incontrato in un momento storico così ferocemente antireligioso, un periodo in cui persino la solidarietà delle grandi filosofie materialiste é denunciata da piccolezze e vigliaccheria, attaccata con false notizie e strategie sensazionaliste. Quelle per cui le organizzazioni che salvano i naufraghi diventano colpevoli di essere “taxi del mare” ed elemento di pull factor. Narrazioni che trovano spazio nell’immaginario, intossicandolo e facendo inviluppare un intero popolo in una visione del futuro che sembra priva di speranza, e quindi radicalmente anticristiana.

Nel frattempo – oggi è la Giornata mondiale del Rifugiato – nel mondo non ci sono mai stati così tante migrazioni forzate da violenza, guerre, persecuzioni e sconvolgimenti climatici: alla fine del 2016 le persone che sono costrette (COSTRETTE) a vivere fuori dalla propria casa sono complessivamente 65,6 milioni, circa 300mila in più rispetto al 2015.

Soprattutto loro, i giovani, hanno conosciuto il suo eros pedagogico, una passione che si è fatta missione proprio qui a Fidenza, ma che già a Bergamo e in val Brembana aveva dimostrato la sua potenza.

A me mancheranno il suo sorriso sornione e la sua visione dell’autorità, così simile a quella del nuovo presidente della CEI, il card. Bassetti che a noi scout un giorno disse: “L’autorità non è potere, ma è tenerezza e servizio. La Chiesa è una mamma, che genera dei figli, non è una dogana, dove si pagano delle tariffe. E’ un ospedale da campo. Il vangelo non è un messaggio astratto, è un messaggio che più concreto non si può: avevo fame, avevo sete, e ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.”

Ecco don Carlo, ce lo siamo detti anche poco tempo fa: “Questo è il nostro Dio: non il totalmente altro ma l’assolutamente prossimo.”

La Chiesa di don Carlo è stata una chiesa di tutti, in uscita, una chiesa che ha cercato la gente negli ambiti dove la gente vive. Tutta la conversione pastorale che il papa propone alla Chiesa noi l’abbiamo vissuta in anteprima, come pionieri.

Diceva Kurt Vonnegut in un famoso discorso: “Quando siete felici, fateci caso”.
Ecco, siamo stati felici, ci abbiamo fatto caso, ci mancherà questa felicità e per questo ci rivedremo presto, è una promessa.

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