Servirebbe un abbraccio

La scorsa settimana l’ONU ha lanciato l’ennesimo allarme per la situazione in Yemen, Somalia, Sud Sudan e Nigeria definendola come «la più grave crisi umanitaria dalla fine della Seconda guerra mondiale»Stephen O’Brien, sottosegretario generale per le questioni umanitarie ha dato una definizione tecnica del termine “carestia” che mi ha colpito: quando almeno il 20% delle famiglie non ha più cibo, quando più del 30% soffre di malnutrizione in maniera grave e quando più di 2/10mila persone muoiono ogni giorno di fame, allora è carestia.

Ho pensato che se io avessi avuto in “sorte” di nascere in Sud Sudan, o abitassi in Yemen (dove dal 2015 una guerra molto violenta contro i ribelli sciiti Houthi ha ucciso più di 10mila civili, e ne ha affamati 19 milioni), o mia moglie patisse la fame e la sete come le donne Somale, se i miei figli fossero nelle condizioni in cui si trovano i Siriani, ecco io credo che farei qualsiasi cosa per andarmene. Qualsiasi.

Ci sono due pericoli e alcune questioni tecniche per le quali voterò no a questa mozione (che è qui, se volete leggerla):

– comincio con la questione tecnica, così la smarco. Le ordinanze del Comune sono atti amministrativi, alla fin fine delle multe. Quindi stasera mi viene chiesto se voglio dare delle multe a dei nullatenenti. Non mi sembra una gran strategia.

– poi c’è l’idea bislacca che sottende la mozione, e cioè che queste “migrazioni” siano volontarie, velleità di persone che vogliono solo venire a rubarci lavoro e benessere, fino ad infastidirci con le loro questue nei parcheggi. Ma queste migrazioni non sono scelte, non hanno alternativa. E chiudere una via come si è fatto con quella balcanica e come ha fatto l’Europa poche settimane fa con la Libia porta solo all’apertura di nuove rotte. Ora infatti si stanno attrezzando per passare dall’Egitto.

– infine c’è l’ultima, la decisiva, quella politica.
La scorsa settimana a Rimini un richiedente asilo nigeriano Emmanuel Nnumani è stato insultato, accoltellato e investito da Valerio Amato davanti al supermercato dove il nigeriano stava spesso per chiedere un po’ di soldi ai clienti del negozio. «Sei uno sporco nero di merda. Vattene da qui, tornatene a casa tua», gli avrebbe urlato. Lo ha ridotto in fin di vita, ha il polmone destro perforato, la milza spappolata, una frattura scomposta alla gamba destra e ferite al capo e all’emitorace sinistro. L’estate scorsa a Fermo Emmanuel Chidi Nnamdi fu ucciso da Amedeo Mancini nel tentativo di difendere sua moglie da un insulto razzista.

Ecco io penso che se io arrivassi qui dopo un viaggio di 2/3 anni magari a piedi fino al confine di un paese del nord Africa, se io fossi donna e avessi superato tutte le torture a cui hanno sottoposto le mie compagne di viaggio solo perché ho avuto la fortuna di arrivare alla data del viaggio incinta, se io fossi uomo e avessi lavorato un paio d’anni per pagare un viaggio disperato fino alla Sicilia, se io alla fine arrivassi in un parcheggio dei nostri, io in quel parcheggio mi aspetterei di trovare com-passione, non un vigile che mi fa un’inutile multa, o peggio un italiano che m’insulta.

Come detto in altre occasioni la politica deve assumersi le sue responsabilità perché i messaggi che facciamo passare dentro quest’Aula, per quanto in un primo momento ignorati, poi passano nell’opinione pubblica.

Le storie di questi migranti (lo abbiamo visto anche nella recente mostra negli spazi Of), come le storie di quelli che abitano in strada per costrizione o per disperazione, abitano le nostre città al pari della corruzione, della cattiva urbanistica, degli illeciti amministrativi, della criminalità organizzata e dell’abusivismo edilizio. Ma noi ce la prendiamo con gli ultimi, quasi sempre, riducendolo ad un problema di ordine pubblico.

Salvo poi andare a sbattere contro il nostro stesso ordinamento, come accaduto a Molinella, nel bolognese.

In Italia l’Istat stima la presenza di 17mln e mezzo di persone a rischio povertà. A queste persone va data una risposta collettiva. Si combatte la povertà, non i poveri. Dobbiamo, con solidarietà ed equità, lavorare non tanto per l’integrazione, quella verrà da se, volenti o nolenti i rappresentanti di Forza Italia, ma per lo sviluppo di una vero approccio interculturale, quello trasversale, quello che sta nascendo nelle scuole dalle seconde generazioni, negli ospedali dalle situazioni di bisogno o dalle scelte pediatriche, nelle mense delle scuole e dei luoghi di lavoro.

L’odio genera solo odio, lo dimostrano non ultimo un rapporto del Consiglio d’Europa che evidenzia l’inefficacia dell’attuale sistema di accoglienza europeo nel prevenire il rischio di future radicalizzazione, specie dei bambini.

Di fronte ad una sfida epocale come quella dell’immigrazione, una delle tre grandi questioni strutturali di oggi (le altre mi sembra siano la crisi ambientale e la diseguaglianza crescente), cito Alessandro Bergonzoni, che in un intervento al Festival della Mente di Sarzana del 2013 suggeriva ai sindaci di organizzare lezioni pubbliche di “danza del mentre”: mentre io sto bene, mentre io non sono in carcere, mentre io non soffro, c’è qualcuno che sta male, che non è libero, che ha fame da morirne, che non ha una casa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...